Fabbisogno 1:
Valorizzazione del patrimonio naturale, paesaggistico e storico-culturale dei territori rurali (A)

Per poter valorizzare il ricco patrimonio naturale, paesaggistico e storico-culturale del territorio veneto occorre intervenire non solo sul versante strutturale (opere di restauro, piste ciclabili, itinerari, ecc.), coerentemente con quanto è stato fatto finora, ma anche, e soprattutto, sulla dimensione relazionale che si caratterizza per una valenza valoriale e strategica. Quest’ultima si esprime attraverso le reti locali e sovra-locali (rete bibliotecaria, rete museale, rete eventi) tra i diversi soggetti (pubblici e privati) istituzionali e non, ha un forte impatto sugli scenari di sviluppo del territorio. L’obiettivo, dunque, è la creazione e il potenziamento di reti che sono in grado di promuovere progetti integrati e innovativi, a forte valore identitario, rispettando le esigenze dello sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, economico, sociale e istituzionale. In tale ottica, vanno sviluppati gli strumenti operativi e strategici, che possono essere sostenuti dalla nuova programmazione come Piani di gestione dei siti ad alto pregio naturale e culturale, concentrati soprattutto nelle aree D, B1 e B2, piani di rinnovamento di piccoli villaggi, piccole infrastrutture, ecc. L’efficacia di questi interventi sarà maggiore se accompagnata dal coordinamento con i dispositivi delle politiche locali esistenti, aventi per oggetto la pianificazione settoriale e territoriale e la programmazione regionale (Vedi quadrante SWOT pagina 20 dell'elenco Fabbisogni Priorità 6)

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
La valorizzazione del patrimonio naturale, paesaggistico storico-culturale è un fabbisogno importante per la montagna veneta. “Investimenti nella diversificazione delle economie locali e sviluppando il patrimonio culturale e i paesaggi” e la “Promozione dello sviluppo locale in zone rurali mediante misure volte a incoraggiare azioni di sviluppo locale avviate da soggetti locali (strategia di sviluppo locale LEADER), mediante investimenti in tutti i tipi di piccole infrastrutture nelle zone rurali...” sono state identificate tra le prime 4 priorità nel documento “Montagna veneta 2020”. Come specificato al punto P6.1-F02, la valorizzazione del patrimonio (naturale, paesaggistico, storico-culturale) deve avvenire sotto la guida di un progetto più ampio che indirizzi gli interventi da attivare e gli investimenti sui quali puntare. Si chiede a questo proposito di riconoscere l'importanza di una strategia e di un referente in grado di coordinare politiche di sviluppo rurale che colleghino funzionalmente la valorizzazione e manutenzione del territorio, l'attrattivita' e lo sviluppo del turismo, attraverso l'attivazione di progetti di sviluppo locali infra-settoriali, sovra-comunali, e multi-attore secondo le raccomandazioni del Reg. QSC. Si rileva inoltre che il Quadro Strategico Comune ha identificato le strategie di sviluppo locale partecipativo come lo strumento per attuare “strategie territoriali di sviluppo locale integrate e multisettoriali; […] tenendo conto dei bisogni e delle potenzialità locali, e comprende elementi innovativi nel contesto locale e attività di creazione di reti e, se del caso, di cooperazione” (CE COM(2011)615 del 14/03/2012 art. 28.1.c,d), ed il ruolo dei gruppi di azione locale nel “rafforzare la capacità dei soggetti locali di elaborare e attuare interventi” (CE COM(2011)615 del 14/03/2012, art. 30.3.a). Si ritiene quindi prioritario integrare il fabbisogno prevedendo inoltre il sostegno ai servizi svolti dalle associazioni locali già attive in e impegnate nella valorizzazione del patrimonio culturale e naturale (musei, biblioteche, gruppi di didattica e guida del territorio) e che attualmente svolgono per lo più tale attività in formula volontaria, se incentivate e coordinate potrebbero fornire un importante valore aggiunto al territorio anche in chiave di sviluppo innovativo del territorio. Le reti quindi devono coinvolgere non solo strutture pubbliche ma anche private ricomprendendo tra queste anche i soggetti di accezione no profit/ associazionistici.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
La risposta a questi due fabbisogni (Fabbisogno 1 - 2) deve essere strettamente correlata, favorendo progetti integrati che prevedano la pianificazione di interventi che coinvolgano più soggetti (pubblici, privati). Nel caso di progetti di enti pubblici sarà opportuno prevedere che gli stessi assicurino una gestione del bene riqualificato da affidare ad imprenditori privati (cooperative), in grado di garantire nel tempo la fruibilità pubblica del bene. Una raccomandazione va nella direzione di garantire maggiori disponibilità per interventi strutturali/materiali (rispetto a quelli immateriali), non dimenticando l’importanza di considerare l'importanza di tale fabbisogno anche all'interno delle Aree C (Fabbisogno 1 -2).
20/09/2013 - CONSULTA NAZIONALE DELLA PROPRIETA' COLLETTIVA COORDINAMENTO REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
CONSULTA VENETA DELLA PROPRIETA' COLLETTIVA – Potenziamento reale del rapporto tra pubblico e privato sul modello della Carinzia: creazione di un marchio territoriale che si declini in tutti gli aspetti: dal bosco, all’agroalimentare al turismo e più in generale che tenga conto delle varie tipologie delle filiere. – Costituzione di una cabina di regia tecnica che sovrintenda alla realizzazione di un coordinamento tra i vari settori: boschivo, agroalimentare, turistico, anche attraverso enti esistenti sul territorio (p.ed. comunità montane o unioni montane). – Sostegno e sviluppo della filiera del legno con un marchio che identifichi la Regione Veneto (tipo “Legno Veneto”, marchio già esistente e registrato) e che rimandi al territorio e alla sua produzione. – Collegamenti necessari tra i vari settori della filiera: proprietari boschivi, siano essi privati o Regole o Comuni, segherie ecc. L’ottimale sarebbe costituire centri di taglio unici o comunque che operino nella medesima direzione, centri di stoccaggio e lavorazione comune. – Pianificazione e gestione della biomasse e della cogenerazione con utilizzo reale della materia prima del luogo, e con la possibilità di prevedere l’installazione degli essiccatoi per ottenere in tempi rapidi la materia prima. Il tutto gestito con una idonea pianificazione della superficie boscata, sia pubblica che privata, soprattutto nelle zone in cui la meccanizzazione dell’attività in bosco è praticamente impossibile ed è necessario un elevato utilizzo della manodopera. – La formazione: interventi formativi a breve e lungo raggio, su competenze operative e di gestione (creazione di un indotto per l’occupazione). – La valorizzazione culturale dei saperi: azioni rivolte al recupero dei saperi, tradizioni, usi e costumi, modalità di vita, attraverso azioni di informazione e raccolta delle stesse e con particolare attenzione anche alla creazioni di strutture adatte a raccogliere in maniera sistematica e ragionata il materiale storico e del territorio (tipo “Museo del Legno e del Bosco”, con un compendio di tutte le attività e degli attrezzi nei secoli, e con le varie essenze che caratterizzano il territorio). – Instaurazione di misure specifiche (meglio se strutturali) per il sostegno delle Regole e delle proprietà collettive venete quali enti incaricati alla gestione ambientale del territorio (bosco, pascolo, alta montagna, sentieristica, viabilità forestale). Le Regole hanno da sempre governato i territori alti attraverso la cura e la sapiente gestione attraverso la consuetudine tramandata di generazione in generazione. Questo ha permesso la conservazione del territorio e della sua biodiversità, nonché il contenimento ed il controllo dei fenomeni di dissesto idrogeologico e garantito quindi la possibilità all’uomo di vivere nella montagna. Attualmente, la gestione singola risulta assai onerosa a causa dei costi e della diminuzione della popolazione locale. È necessario incentivare gestioni consorziate o associate del patrimonio ambientale (non solo boschi ma anche pascoli, malghe, manufatti) al fine di garantire il presidio e la continua manutenzione del territorio montano, contenendo e controllando l’avanzamento disordinato del bosco. In questo caso gli aiuti dovranno essere del tipo “non produttivo”. – Incentivi alle imprese di montagna che svolgono attività agricola connessa alla manutenzione del territorio e dell’ambiente: anche in un’ottica occupazionale, tali imprese necessitano di una flessibilità tale da poter operare in diversi contesti, dall’agricolo al forestale alla manutenzione del territorio. Si ricorda poi, in particolare, la necessità di un’attenzione alle specifiche realtà della proprietà collettiva veneta, che – impostata soprattutto su soggetti di diritto privato, ma anche con soggetti di diritto pubblico quali le amministrazioni separate dei beni civici – hanno una funzione di tutela del territorio di rilievo. Proprio a tal fine, ricordiamo l’art. 15 della legge regionale del Veneto n° 26 del 19.08.1996, comma 1 bis., che recita: “Ai fini dell’accesso ai finanziamenti pubblici e, in particolare, alle misure del Piano di Sviluppo Rurale, le Regole e gli altri soggetti di cui all’articolo 1 sono considerati imprenditori agricoli professionali a titolo principale. Considerato l’interesse generale perpetuato nella loro attività, le Regole e gli altri soggetti di cui all’articolo 1 hanno, altresì, titolo per accedere ai finanziamenti secondo le aliquote previste per i comuni e gli altri enti pubblici”. In tal senso, sarebbe opportuno estendere la possibilità di accedere alle misure agro-silvo-pastorali previste dal nuovo P.S.R. anche alle Amministrazioni separate di uso civico, oltre che dai Comuni, dalle regole e dalle aziende agricole, con le stesse modalità e con le stesse prerogative previste per i Comuni e per le Regole.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Si suggerisce di chiarire meglio la relazione tra questo fabbisogno e il successivo, ad esempio riferendosi nel primo fabbisogno agli aspetti relazionali di tipo immateriale del patrimonio, nel secondo agli aspetti di tipo strutturale e materiale, mettendo in evidenza l'importanza di intervenire non solo sui manufatti ma anche sui loro contesti di riferimento.
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
E' opportuno siano mantenuti finanziamenti per interventi tipo percorsi turistici - ricreativi in foresta.

Fabbisogno 2:
Valorizzazione del patrimonio naturale, paesaggistico e storico-culturale dei territori rurali (B)

Per poter valorizzare il ricco patrimonio naturale, paesaggistico e storico-culturale del territorio veneto occorre intervenire non solo sul versante strutturale (opere di restauro, piste ciclabili, itinerari, ecc.), coerentemente con quanto è stato fatto finora, ma anche, e soprattutto, sulla dimensione relazionale che si caratterizza per una valenza valoriale e strategica. Quest’ultima si esprime attraverso le reti locali e sovra-locali (rete bibliotecaria, rete museale, rete eventi) tra i diversi soggetti (pubblici e privati) istituzionali e non, ha un forte impatto sugli scenari di sviluppo del territorio. L’obiettivo, dunque, è la creazione e il potenziamento di reti che sono in grado di promuovere progetti integrati e innovativi, a forte valore identitario, rispettando le esigenze dello sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, economico, sociale e istituzionale. In tale ottica, vanno sviluppati gli strumenti operativi e strategici, che possono essere sostenuti dalla nuova programmazione come Piani di gestione dei siti ad alto pregio naturale e culturale, concentrati soprattutto nelle aree D, B1 e B2, piani di rinnovamento di piccoli villaggi, piccole infrastrutture, ecc. L’efficacia di questi interventi sarà maggiore se accompagnata dal coordinamento con i dispositivi delle politiche locali esistenti, aventi per oggetto la pianificazione settoriale e territoriale e la programmazione regionale. (Vedi quadrante SWOT pag. 21 dell'Elenco Fabbisogni Priorità 6)

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Come sopra.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Vedi Fabbisogno 1.
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Si conferma la necessità di operare per una riconoscibilità, riconoscimento, tutela e valorizzazione delle peculiarità paesaggistiche e di architettura rurale del Veneto che concorrono a caratterizzare l’identità dei luoghi e dei prodotti agroalimentari che in quei luoghi si producono. Al fine di migliorare il processo andrebbe introdotta una premialità che consenta il riconoscimento dell’autentico evitando ad esempio che gli interventi finanziati dal PSR per la conservazione del paesaggio e del patrimonio architettonico rurale non determinino perdite di parti di edifici fatti a mano, sostituendoli magari con elementi industriali. Le procedure dovrebbero peraltro garantire la funzionalità produttive delle aziende agricole e agrituristiche permettendo a queste che nell’adeguamento delle loro strutture produttive non siano costrette a compromettere l’assetto originale delle costruzioni.
20/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Vedi osservazione al Fabbisogno 1.

Fabbisogno 3:
Qualità della vita e capitale sociale nelle aree rurali

L’aumento dell’attrattività del territorio non solo per il turismo, ma anche e soprattutto per la popolazione residente, costituisce un fattore importante per la competitività e lo sviluppo. Considerato l’impatto negativo della recente crisi economica sul reddito e la riduzione delle risorse pubbliche dedicate ai servizi alla popolazione, per contrastare i fenomeni di spopolamento e abbandono, soprattutto nelle aree periferiche, occorre concentrarsi sulle risorse endogene dei territori. Come mettono in luce i dati citati nell’analisi, nel Veneto esiste un consistente potenziale in termini di capitale sociale e di capacità di innovazione in grado di fornire, se opportunamente sostenuto, una risposta efficace ad alcuni problemi che affliggono tutti i territori rurali, e in particolar modo le aree C e D, quali crescente disoccupazione femminile e giovanile, crescente domanda di servizi socio-assistenziali per gli anziani e l’infanzia, carenza di servizi di mobilità e di commercio locale. Sostenere progetti di innovazione sociale, che coinvolgano non solo le aziende agricole, ma anche altri soggetti economici e, in particolare, le cooperative e le associazioni di volontariato, produrrebbe un duplice impatto positivo in questo senso: la creazione di nuovi posti di lavoro e l’aumento dell’integrazione sociale. Il potenziamento di “azioni di sistema”, che vedono coinvolti in tali progettualità anche gli Enti pubblici con i loro strumenti di pianificazione e di gestione (Piani di zona ULSS, Sevizi sociali erogati da Comuni e loro associazioni), si è già dimostrato avere un forte valore aggiunto per la qualità della vita della popolazione locale nella programmazione in corso.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato l'“Inclusione attiva, mediante percorsi integrati in grado di combinare diversi tipi di misure a favore del miglioramento della capacità d’inserimento professionale, nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale” come una delle prime priorità di investimento sul territorio montano. I risultati della consultazione hanno rilevato come la qualità di vita delle persone in montagna risulti elevata. A questo si aggiunge una buona presenza di servizi socio-sanitari, e di strutture per attività ricreative (punti di forza). I veri punti di debolezza risultano essere la mancanza di un politiche di sviluppo rurale e di una strategia condivisa per il governo del territorio montano che consentano il mantenimento di queste strutture a servizio del cittadino; il forte spopolamento e invecchiamento delle aree più periferiche, la mancanza di supporto per le imprese commercianti che operano in aree svantaggiate, e l'infrastruttura pubblica di trasporto per giovani, anziani e disabili che rende poco agevole l'accesso a servizi delocalizzati. Considerato che per le aree montane, il problema quindi, non è tanto nella “crescente domanda di servizi socio-assistenziali” ma piuttosto la riduzione o la scomparsa di servizi a seguito di esigenze di contenimento della spesa sanitaria e sociale (mantenute in seguito grazie all' intervento di fondazioni private a supporto)., si chiede di integrare il fabbisogno indicato con mantenere o potenziare i servizi di base, alcuni dei quali potrebbero essere sostenuti da cooperative sociali del territorio, o “negozi di prossimità” permettendo così di affrontare anche il problema dell'occupazione e dell'inclusione sociale. Come sottolineato dall'analisi di contesto (Rapporto di analisi per la Priorità 6, pg. 80-81), mentre la crescita della disoccupazione risulta essere un fenomeno preoccupante ed in crescita, lo è ancora di più nelle aree periferiche, dove l'assenza di lavoro, così come la riduzione dei servizi, porta a una nuova emigrazione, il più delle volte permanente, con gravi conseguenze non solo per la famiglia ma anche per la società (es. per il mantenimento delle scuole, per il presidio del territorio).
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato l'“Inclusione attiva, mediante percorsi integrati in grado di combinare diversi tipi di misure a favore del miglioramento della capacità d’inserimento professionale, nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale” come una delle prime priorità di investimento sul territorio montano. I risultati della consultazione hanno rilevato come la qualità di vita delle persone in montagna risulti elevata. A questo si aggiunge una buona presenza di servizi socio-sanitari, e di strutture per attività ricreative (punti di forza). I veri punti di debolezza risultano essere la mancanza di un politiche di sviluppo rurale e di una strategia condivisa per il governo del territorio montano che consentano il mantenimento di queste strutture a servizio del cittadino; il forte spopolamento e invecchiamento delle aree più periferiche, la mancanza di supporto per le imprese commercianti che operano in aree svantaggiate, e l'infrastruttura pubblica di trasporto per giovani, anziani e disabili che rende poco agevole l'accesso a servizi delocalizzati. Considerato che per le aree montane, il problema quindi, non è tanto nella “crescente domanda di servizi socio-assistenziali” ma piuttosto la riduzione o la scomparsa di servizi a seguito di esigenze di contenimento della spesa sanitaria e sociale (mantenute in seguito grazie all' intervento di fondazioni private a supporto)., si chiede di integrare il fabbisogno indicato con mantenere o potenziare i servizi di base, alcuni dei quali potrebbero essere sostenuti da cooperative sociali del territorio, o “negozi di prossimità” permettendo così di affrontare anche il problema dell'occupazione e dell'inclusione sociale. Come sottolineato dall'analisi di contesto (Rapporto di analisi per la Priorità 6, pg. 80-81), mentre la crescita della disoccupazione risulta essere un fenomeno preoccupante ed in crescita, lo è ancora di più nelle aree periferiche, dove l'assenza di lavoro, così come la riduzione dei servizi, porta a una nuova emigrazione, il più delle volte permanente, con gravi conseguenze non solo per la famiglia ma anche per la società (es. per il mantenimento delle scuole, per il presidio del territorio).
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Considerando che detto fabbisogno coinvolge sempre più anche le Aree B, necessita prevedere un piano di integrazione dell’offerta pubblica finanziando iniziative realizzate da attori privati e coordinate/controllate dall’ente pubblico.

Fabbisogno 4:
La governance dello sviluppo locale

La governance dello sviluppo locale, che comprende tutte le aree rurali del Veneto, è caratterizzata da un elevato numero di soggetti attivi e da una elevata complessità di reti di interazione. Tra le tipologie di questi soggetti troviamo: diverse forme di associazionismo comunale, che a geometria variabile coinvolgono oltre al 74% dei Comuni della Regione; gli strumenti di programmazione integrata IPA, che interessano quasi tutto il territorio regionale; i GAL, anche essi espansi nella programmazione 2007 2013 fino a coinvolgere più del 70% del territorio regionale. L’impatto positivo prodotto dall’istituzionalizzazione di questi soggetti collettivi in termini di capacità di aggregazione di attori locali intorno alle strategie di sviluppo condivise è stato in parte contrastato dalla sovrapposizione di aree decisionali che talvolta produce inutili duplicazioni o contrasti operativi. Alla luce delle opportunità in termini di potenziamento dei partenariati locali nella programmazione 2014-2020, occorrerebbe razionalizzare alcuni elementi di questo sistema, a partire da una più congrua definizione dei ruoli e delle funzioni dei diversi soggetti all’interno di un quadro strategico chiaramente delineato e articolato in specifiche priorità. A livello micro, invece, viste le criticità in termini di qualità della programmazione e di capacità progettuale in alcune aree, sarebbe importante investire nelle azioni di capacity-builiding, in parte individuali e in parte basate su strumenti di apprendimento collettivo che passano attraverso la cooperazione, lo scambio e di condivisione di buone pratiche a livello nazionale e transnazionale.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato la “Promozione dello sviluppo locale in zone rurali mediante misure volte a incoraggiare azioni di sviluppo locale avviate da soggetti locali (strategia di sviluppo locale LEADER), mediante investimenti in tutti i tipi di piccole infrastrutture nelle zone rurali...” tra le prime 4 priorità nel documento “Montagna veneta 2020”. Questo è un dato significativo che riflette le indicazioni date dal Quadro Strategico Comune. I risultati della consultazione hanno rilevato, in relazione alle peculiarità della zona montana, come il ruolo di forme di governance pubblico – private appaia quanto più necessario e prioritario e ben supportato dalle azioni che si sono portate avanti fino adesso grazie alla strategia Leader, soprattutto per quanto riguarda le aree più periferiche (Valutazione intermedia 2012, pg. 272). I Gal svolgono infatti, oltre alla funzione di raccordo tra diverse componenti del territorio, quella di informazione, di formazione di base (accompagnamento alle progettualità ed agli investimenti), di stimolo alla crescita e di guida allo sviluppo. I Gal forniscono assistenza tecnica ai potenziali beneficiari nella fase di pubblicazione dei bandi e in quella successiva della rendicontazione. Un altro ruolo importante è quello di riuscire a intercettare fondi alternativi per progetti e iniziative che non possono essere finanziati nell’ambito del FEASR. Al fine di raggiungere risultati sempre più soddisfacenti soprattutto nei territori più periferici, appare però necessaria la modalità di operare sul multifondo e coordinare azioni attraverso strumenti di finanziamento diretto (programmi tematici UE) sia come beneficiari, sia come ente in grado di stimolare la presentazione di progettualità complementari ed integrative rispetto alla strategia d’area, da parte dei soggetti del territorio. Come definito nel documento “Montagna veneta 2020”, si chiede, “Sulla base delle risorse, delle potenzialità e delle esigenze delle zone montane, espresse dalle comunità locali, anche attraverso la consultazione degli operatori istituzionali ed economico-sociali locali condotta dai Gruppi di azione locale “Leader” del Veneto e dell’UNCEM Veneto, l'istituzione di un “Sottoprogramma tematico per le zone montane”, che concorrerà a realizzare tutte le sei priorità stabilite dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2014-2020, in una logica di intervento multi-fondo che “consenta di affrontare le problematiche specifiche della Montagna Veneta, di valorizzare le sue potenzialità, nonché di massimizzare le sinergie e assicurare un impatto ottimale all’impiego dei Fondi del QSC dell’Unione europea” (Montagna veneta 2020, pg. III). Si chiede inoltre che a queste azioni di capacity building si associno e si sostengano, almeno inizialmente per ambiti territoriali collettivi, anche servizi consulenziali di assistenza in grado di accompagnare la P.A. - e le sue forme aggregative - ad un efficiente e rapido adeguamento alle mutate condizioni della programmazione dei Fondi (con particolare riferimento alle progettualità definite in ambito di programmi di sviluppo locali), per esempio, attraverso fondi di natura rotatitva.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato la “Promozione dello sviluppo locale in zone rurali mediante misure volte a incoraggiare azioni di sviluppo locale avviate da soggetti locali (strategia di sviluppo locale LEADER), mediante investimenti in tutti i tipi di piccole infrastrutture nelle zone rurali...” tra le prime 4 priorità nel documento “Montagna veneta 2020”. Questo è un dato significativo che riflette le indicazioni date dal Quadro Strategico Comune. I risultati della consultazione hanno rilevato, in relazione alle peculiarità della zona montana, come il ruolo di forme di governance pubblico – private appaia quanto più necessario e prioritario e ben supportato dalle azioni che si sono portate avanti fino adesso grazie alla strategia Leader, soprattutto per quanto riguarda le aree più periferiche (Valutazione intermedia 2012, pg. 272). I Gal svolgono infatti, oltre alla funzione di raccordo tra diverse componenti del territorio, quella di informazione, di formazione di base (accompagnamento alle progettualità ed agli investimenti), di stimolo alla crescita e di guida allo sviluppo. I Gal forniscono assistenza tecnica ai potenziali beneficiari nella fase di pubblicazione dei bandi e in quella successiva della rendicontazione. Un altro ruolo importante è quello di riuscire a intercettare fondi alternativi per progetti e iniziative che non possono essere finanziati nell’ambito del FEASR. Al fine di raggiungere risultati sempre più soddisfacenti soprattutto nei territori più periferici, appare però necessaria la modalità di operare sul multifondo e coordinare azioni attraverso strumenti di finanziamento diretto (programmi tematici UE) sia come beneficiari, sia come ente in grado di stimolare la presentazione di progettualità complementari ed integrative rispetto alla strategia d’area, da parte dei soggetti del territorio. Come definito nel documento “Montagna veneta 2020”, si chiede, “Sulla base delle risorse, delle potenzialità e delle esigenze delle zone montane, espresse dalle comunità locali, anche attraverso la consultazione degli operatori istituzionali ed economico-sociali locali condotta dai Gruppi di azione locale “Leader” del Veneto e dell’UNCEM Veneto, l'istituzione di un “Sottoprogramma tematico per le zone montane”, che concorrerà a realizzare tutte le sei priorità stabilite dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2014-2020, in una logica di intervento multi-fondo che “consenta di affrontare le problematiche specifiche della Montagna Veneta, di valorizzare le sue potenzialità, nonché di massimizzare le sinergie e assicurare un impatto ottimale all’impiego dei Fondi del QSC dell’Unione europea” (Montagna veneta 2020, pg. III). Si chiede inoltre che a queste azioni di capacity building si associno e si sostengano, almeno inizialmente per ambiti territoriali collettivi, anche servizi consulenziali di assistenza in grado di accompagnare la P.A. - e le sue forme aggregative - ad un efficiente e rapido adeguamento alle mutate condizioni della programmazione dei Fondi (con particolare riferimento alle progettualità definite in ambito di programmi di sviluppo locali), per esempio, attraverso fondi di natura rotatitva.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Nelle aree rurali le uniche strutture sino ad oggi incaricate di gestire la governance locale sono i GAL, strutture organizzate e istituzionali che operano in modo efficace e che grazie alla pluriennale esperienza sono in grado di presentarsi quali unici precursori del modello CLLD. In questo senso gli altri soggetti (es. PIA-R, IPA) non sono strutturati per operare in modo altrettanto efficace nella gestione dei Fondi comunitari. Un riconoscimento dei GAL quali Agenzie di sviluppo consentirebbe al territorio di dotarsi di una struttura unitaria per l’attuazione delle politiche comunitarie, consentendo il superamento delle problematiche rilevate con l’attuale programmazione, che hanno evidenziato i limiti delle capacità amministrative degli enti locali con funzione di soggetti responsabili/capofila in questo settore. Oltre a ciò si deve prevedere una selezione dei GAL che sia in grado di garantire una riproposizione/conferma degli attuali ambiti territoriali o quantomeno dei territori interessati dall’attuazione dell’Approccio Leader in questa programmazione. Inoltre, considerata la densità abitativa ed il policentrismo del Veneto, si sottolinea l’importanza di derogare dal limite dei 150.000 abitanti al fine di strutturare un bacino d’utenza di riferimento in grado di valorizzare le risorse umane ed il capitale sociale formato in vent’anni di esperienza Leader. Infine si evidenzia la necessità di assicurare ai GAL una dotazione finanziaria adeguata a garantire un efficace funzionamento e gestione del Programma di Sviluppo Locale.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Sarebbe opportuno completare il fabbisogno come segue: promuovere un più diretto collegamento tra i finanziamenti europei e le azioni e destinazioni d'uso previste dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, introducendo nelle misure di finanziamento criteri di attribuzione basati su un sistema di aree preferenziali, collegato con gli strumenti sopracitati.

Proposte di fabbisogni dai Partner

Fabbisogni fin qui pervenuti:

16/09/2013 - ENTE PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI - Stato: Pubblicata
I parchi e le aree protette occupano solo il 5,1 % della superficie regionale, ma considerando la Rete Natura 2000 si sale al 23%. L’analisi di contesto evidenzia come i siti Natura 2000 interessino in massima parte le aree con problemi di sviluppo più accentuati (in provincia di Belluno occupano il 54% del territorio). A fronte della grande estensione e dell’inestimabile valore ambientale di tali aree risulta di prioritaria importanza rendere operativi i Piani di gestione dei Siti Natura 2000 e finanziarne l’applicazione in modo adeguato. L’adozione dei Piani di gestione (che è stata individuata tra le opportunità anche dall’analisi del contesto per le priorità 4 e 5) permette di realizzare una corretta gestione degli agroecosistemi; di conservare le aree di maggior pregio della nostra Regione; di proseguire importanti azioni pilota di conservazione già avviate in alcune aree protette (indipendentemente dall’adozione dei Piani di gestione SIC-ZPS); di sviluppare e mettere a punto modelli innovativi di gestione che possono essere esportati anche all’esterno delle aree soggette a tutela.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Istituzione di un gruppo di lavoro regionale interdisciplinare sulla gestione del problema della frammentazione fondiaria in montagna (tema: AGRICOLTURA DI MONTAGNA). È noto che la montagna veneta soffre di un'estrema frammentazione della proprietà fondiaria, che ostacola l'attività agricola, l'allevamento e la silvicoltura, non tanto e non solo per la dimensione ridotta delle particelle ma soprattutto per la difficoltà di reperimento dei numerosissimi proprietari. Sebbene la frammentazione della proprietà abbia avuto in molti casi un effetto inerziale di freno di pericolose attività speculative nelle zone più soggette a pressione, essa è stata anche motivo di abbandono nelle aree più marginali. La questione solleva delicati problemi sociali, giuridici, economici, territoriali e paesaggistici, ma potrebbe essere di notevole importanza per l'economia delle aziende agricole montane e per la conservazione del paesaggio montano di fronte alle sfide del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare. Si ritiene pertanto essenziale avviare una discussione interdisciplinare per addivenire ad una migliore e circostanziata conoscenza del problema e alla individuazione di possibili soluzioni da proporre nelle sedi opportune.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Miglioramento della governance agro-urbana (tema:URBAN-RURAL). A causa della particolare forma insediativa che caratterizza la pianura centrale veneta i rapporti tra agricoltura e zone urbanizzate sono controversi. È possibile individuare alcune opportunità e criticità reciproche, generate dalla estrema prossimità tra urbanizzazione e aree coltivate. Criticità reciproche: - la prossimità delle aree urbanizzate crea dei vincoli alle attività agricole, condizionando gli agricoltori sia nelle loro pratiche quotidiane (movimentazione mezzi, sversamenti, trattamenti, ecc.) che nelle scelte strategiche (orientamenti aziendali, espansione o riduzione di certe attività come gli allevamenti, espropri e sconfigurazioni per costruzione di viabilità e opere pubbliche, ecc.); - la prossimità delle aree agricole genera disturbi alle popolazioni delle zone urbanizzate, esponendole a odori, inquinamenti, rumori, ecc. Spesso queste situazioni sono fonte di conflitto e si risolvono generalmente a danno degli agricoltori. Opportunità reciproche: - la prossimità delle aree urbanizzate mette a disposizione degli agricoltori un mercato vicino e potenzialmente fedele, con una disponibilità a pagare che premia una gestione equilibrata del territorio agricolo, prossimo e visibile ai cittadini. Le aree urbanizzate dismesse o sottoutilizzate sono inoltre un potenziale spazio di espansione per attività agricole (allevamenti, serre, attività collaterali); - la prossimità delle aree coltivate mette a disposizione dei cittadini la possibilità di soddisfare parte delle proprie esigenze alimentari vicino a casa, controllandone l’ambiente di provenienza; l’azienda agricola vicina costituisce una fonte di servizi sociali/ricreativi (agrinido, fattoria sociale, benessere visivo e ambientale, ecc.), ambientali (servizi ecosistemici, manutenzione del territorio e del paesaggio,ecc.) e potenzialmente anche energetici. Oggi sembrano prevalere le criticità, mentre si parla meno delle opportunità, che sono probabilmente colte dalla popolazione in modo informale ma nitido (cosa che spiega anche il valore che continua ad essere accordato alla "città diffusa" nelle preferenze insediative dei Veneti). Date queste condizioni per valorizzare le opportunità della prossimità e dell'intreccio tra aree coltivate e aree urbanizzate tipica del territorio veneto e ridurne gli svantaggi, è auspicabile l'adozione di specifici strumenti di governance a scala locale, comunale o sovracomunale (per esempio parchi agricoli o progetti agrourbani, sul modello dei "projets agriurbaines" francesi già previsti nella programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013), basati sulle strategie di convivenza di cui al fabbisogno "Strategie di buona convivenza agrourbana", proposto sulla priorità 1.
24/09/2013 - LEGAMBIENTE VENETO - Stato: Pubblicata
LEGAMBIENTE VENETO Promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle aree rurali Aree periurbane e agropolitane Il tema della pianificazione e del governo del territorio nelle aree periurbane e metropolitane, dove campagna ed insediamenti urbani si compenetrano spesso in modo del tutto casuale e caotico, è fondamentale per limitare il progressivo consumo di suolo ai danni delle attività agricole e per promuovere nuova occupazione in questo settore, salvaguardare il paesaggio e migliorare la qualità della vita di larga parte della popolazione. Come sottolineato nel Rapporto di analisi finalizzato all’elaborazione del nuovo Programma per lo Sviluppo Rurale 2014 - 2020, per intervenire su questo fronte è essenziale promuovere l’attrattività del territorio con progetti integrati ed innovativi, superando l’attuale limitato coordinamento tra programmazione dello sviluppo dei territori rurali e pianificazione urbanistica, territoriale e paesaggistica, costruendo una regia sovra-locale, dando vita a reti di interazione tra soggetti istituzionali, operatori economici e associazioni di volontariato portatori di interessi, nonché cogliendo le opportunità fornite dalla Convenzione Europea del Paesaggio e dal Piano Territoriale Regionale di Coordinamento recentemente adottato, a cui è stata attribuita valenza paesaggistica. Va ricordato che la Convenzione europea sul paesaggio ed il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio richiedono che la pianificazione paesaggistica non si limiti alla conservazione e salvaguardia delle aree già tutelate in quanto riconosciute di notevole interesse pubblico, ma venga estesa a tutto il territorio. Il piano paesaggistico deve infatti affrontare anche le problematiche dei “paesaggi ordinari” e quelle delle aree compromesse o degradate, individuando gli interventi di recupero e le misure necessarie per la loro riqualificazione e valorizzazione e per migliorare la qualità del vivere e dell’abitare dei loro abitanti. Paesaggio ed attività agricole sono strettamente connessi. Cresce oggi la consapevolezza che per sostenere la competitività delle imprese agricole nel mercato internazionale sempre più determinanti diventeranno in un prossimo futuro fattori quali la specializzazione produttiva e la tipicità dei prodotti. Ma la tipicità della produzione «... può sussistere solo se anche il territorio ed il paesaggio presentano caratteristiche tali da differenziarli da altri contesti produttivi. Ne consegue l’importanza, anche per l’agricoltura rivolta al mercato, di riscoprire i propri legami con il paesaggio culturale, favorendo forme di ripristino dei paesaggi tradizionali compatibili con le esigenze delle moderne tecnologie produttive» (T. Tempesta). Nei territori periurbani e metropolitani per contenere i processi di frammentazione, ricomponendo la continuità ambientale ed accrescendo la biodiversità, e per dar vita a nuove unità paesaggistiche riconoscibili in grado di favorire la valorizzazione sia delle economie rurali tradizionali che di quelle innovative, è fondamentale individuare strumenti di programmazione e di governo che, integrando gli aspetti economici con quelli territoriali e paesaggistici, operino a scala vasta. Un’esigenza sottolineata anche dai documenti della Comunità Europea, nei quali si evidenzia la necessità che “i diversi territori periurbani si uniscano e si dotino di un organismo che persegua, come obiettivo fondamentale, non solo la difesa ma anche il rilancio degli spazi agricoli e dell’attività agricola, mediante piani sovracomunali di conservazione, uso e gestione del suolo” (CESE - Comitato Economico e Sociale Europeo, L’agricoltura periurbana, Bruxelles, 16 settembre 2004). A questo fine si propone che il nuovo Programma per lo Sviluppo Rurale, nell’individuazione dei Fabbisogni di cui alla Priorità 6, preveda esplicitamente la promozione ed il sostegno alla formazione di “Parchi agro-paesaggistici metropolitani” che abbiano le seguenti finalità: a. L’arresto della dispersione insediativa e del consumo di suolo. b. La formazione di una rete ecologica estesa a scala territoriale e la salvaguardia della biodiversità: c. La sicurezza e sovranità alimentare (qualità dei cibi, filiere corte, gruppi di acquisto solidale...). d. La progressiva riconversione dell’agricoltura verso la multiproduttività e la multifunzionalità, anche con la diffusione dei principi dell’agricoltura biologica. e. Il ritorno alla terra con il recupero dei terreni abbandonati o sottoutilizzati e la creazione di nuove economie connesse all’agricoltura (nuova occupazione). f. La tutela dei beni storici e culturali presenti nel territorio rurale, la valorizzazione dei valori paesaggistici e della qualità dell’abitare. g. La fruibilità pubblica del territorio rurale, non contrastante con le esigenze della gestione aziendale. h. La partecipazione dei produttori e degli abitanti all’elaborazione del piano paesaggistico-ambientale ed alla sua gestione.
24/09/2013 - FORUM GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI - RAPPRESENTANTE SATTIN CHIARA - Stato: Pubblicata
E' per noi importante che questa programmazione 2014-2020 valorizzi, identifichi e sappia far identificare, la sempre più importante doppia anima della nuova agricoltura; all'agricoltore va riconosciuta (anche economicamente) la duplice veste di produttore di beni alimentari e materie prime agricole da una parte, e di vero e proprio fornitore di servizi ambientali, sociali ed energetici dall'altra.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
"Partnership urbano-rurali" (tema: URBAN-RURAL). Le partnership urbano rurali sono un tema molto attuale a livello globale (OCED, 2013) come strumenti di cooperazione che valorizzano i rapporti tra aree urbane e aree rurali allo scopo di scambiare servizi e conoscenza. Le patnership urbano-rurali possono essere stabilite tra aree urbane e rurali prossime tra loro (periurbane, agrourbane) oppure lontane (ad esempio montagna-pianura). Sul tema si veda anche l’accompanying document PAC towards 2020 (“the recent developments exposed the sensitivity of our society to the issue of food provision, urban rural relations, the role of agricultural sector in the discussion on climate change…”; "a stronger linkage between rural and urban areas, especially peri-urban rural areas, is leading to interesting counter-urbanisation developments and new form of rural growth”). Le partnership urbano-rurali nel Veneto potrebbero essere attivate su temi quali l'approvvigionamento alimentare (ad es. fornitura mense scolastiche), la vicendevole fornitura di servizi (ad es. orti sociali, agrinido, pet-therapy, manutenzione del verde, sgombero neve da un lato, innovazione, formazione, mercati dall'altro), la gestione del ciclo dei rifiuti, la sicurezza idraulica, la manutenzione del paesaggio, la fornitura e l'acquisto di energia. Per le aziende situate in aree marginali è opportuno promuovere specifiche forme di alleanza con le aree urbane e metropolitane (ad esempio "adotta un negozio di montagna"). Per attivare queste partnership è opportuno procedere con una sperimentazione preliminare, tramite appositi progetti pilota a regia regionale, sulla base dei quali procedere successivamente con esperienze più ampie e diffuse.