Fabbisogno 1:
Potenziare la fruibilità e la sicurezza dell’infrastrutturazione viaria e l’attivazione di risorse inattive/non accessibili

Pur riconoscendo il visitatore un alto gradimento al Veneto, permangono criticità. L’analisi ha messo in luce l’esigenza di insistere sull’accrescere la qualità dell’offerta complessivamente intesa. La cospicua infrastrutturazione viaria e sentieristica al momento è carente; questo rischia di vanificare quanto di buono è stato fatto e prodotto ad oggi (es. carte per il turismo ciclabile, itinerari, ecc.). Tramite investimenti minuti (es:. micro parcheggi auto e bici, bordi strada predisposti per la sosta, segnaletica opportuna, ecc.) si può accrescere la possibilità sia di fruire i territori attraversati sia di farlo in sicurezza. A questo si aggiunge la necessità di attivare risorse turistiche non adeguatamente sfruttate ai fini del turismo/escursionismo rurale. In Veneto non si ha solo un’elevata concentrazione di beni naturali e culturali, ma anche una loro accentuata diffusione (es:. Ville venete - Catalogo dell’Istituto Regionale Ville Venete). Questo è tanto più vero se si pensa – a titolo esemplificativo - ai beni religiosi che di solito esprimono un alto valore artistico, architettonico e identitario per i territori. I “beni ecclesiastici” sono presenti a migliaia e particolarmente legati all’ambito rurale, la cui identità hanno contribuito fortemente a plasmare. A tale fine va promossa una migliore sinergia tra istituzioni pubbliche, pubblico-private ed ecclesiastiche.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Il Quadro Strategico Comune fornisce una direzione strategica chiara per il coordinamento settoriale e territoriale (art.10) identificando le strategie di sviluppo locale e l’approccio partecipativo come la base per una programmazione coordinata e integrata dei fondi strutturali europei al fine di promuovere la coesione territoriale (CE COM(2011)615 del 14/03/2012, para. 21, pag.8). I Gruppi di Azione Locale (GAL) delle aree montane venete, assieme all’UNCEM Veneto, hanno colto questa sfida avviando nel 2012 una consultazione partenariale. Il risultato di tale processo partecipativo è stato il Patto “Montagna Veneta 2020”, un Protocollo di Intesa dove sono state identificate le priorità di investimento del territorio, a valere su tutti e tre i fondi strutturali (FESR, FEASR, FSE) ed è stato proposto l’inserimento nel Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2014-2020, di un “Sottoprogramma tematico per le zone montane”. L’attività di animazione e consultazione, promossa da ogni GAL montano nel proprio territorio, e conclusasi ad agosto 2013, ha declinato le priorità indicate nel Patto in fabbisogni concreti, con il coinvolgimento attivo di 185 partner del territorio montano attraverso interviste semi strutturate, incontri individuali, questionari on-line, e focus group. Montagna Veneta 2020 ha identificato “Investimenti nella diversificazione delle economie locali e sviluppando il patrimonio culturale e i paesaggi” e la “Promozione dello sviluppo locale in zone rurali mediante misure volte a incoraggiare azioni di sviluppo locale avviate da soggetti locali (strategia di sviluppo locale LEADER)” come 2 tra le prime 4 priorità di investimento per il territorio montano veneto, come desunta dalle diverse priorità previste dai tre principali Fondi del Quadro Strategico Comune UE (cfr. “Montagna Veneta 2020” pag. 16 e 20). I risultati della consultazione hanno rilevato come potenziare la fruibilità, oltre che accrescere la qualità dell'offerta, del patrimonio paesaggistico, culturale ed ambientale, particolarmente diffuso nelle aree montane, tramite azioni a sistema (a regia territoriale o come base di proposte politiche per il territorio), risulti fondamentale al fine di creare sinergia e integrazione tra diversi settori economici e diverse componenti istituzionali (in collegamento con l'innovazione di processo della Priorità 1). Questo permetterebbe infatti di concentrare gli investimenti in settori o aree che amplino non solo l’offerta territoriale e la qualità, ma anche l'inclusione sociale e l'occupazione. Nelle aree montane, per esempio, l'infrastrutturazione sentieristica e l'elevata concentrazione di aree Natura 2000 costituiscono un punto di forza (Rapporto di analisi priorità 6, pg. 70), mentre il completamento delle vie ciclo-pedonali rappresentano una risorsa in via di sviluppo e ad elevato potenziale turistico, per lo sviluppo di micro-imprese e PMI, ma anche di inclusione sociale. Si suggerisce quindi: 1) di includere nel fabbisogno il miglioramento della mobilità pubblica integrata, per incentivare la fruizione turistica internazionale (in crescita) ed al contempo mantenere o potenziare i servizi già presenti in loco e che, soprattutto in montagna, sono fondamentali per assicurare l'inclusione sociale. Anche questi interventi possono cominciare da piccoli investimenti per le fermate, la segnaletica e l'integrazione di più servizi. 2) di considerare l'importanza di riqualificare le infrastrutture esistenti. Per esempio, le infrastrutture nate per la fruizione invernale (es. impianti a fune), per mancanza di neve potrebbero permettere l'accesso a sciatori alpinisti ad aree più elevate, o essere utilizzate durante l'estate per permettere accesso a famiglie, diversamente abili e anziani.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Il Quadro Strategico Comune fornisce una direzione strategica chiara per il coordinamento settoriale e territoriale (art.10) identificando le strategie di sviluppo locale e l’approccio partecipativo come la base per una programmazione coordinata e integrata dei fondi strutturali europei al fine di promuovere la coesione territoriale (CE COM(2011)615 del 14/03/2012, para. 21, pag.8). I Gruppi di Azione Locale (GAL) delle aree montane venete, assieme all’UNCEM Veneto, hanno colto questa sfida avviando nel 2012 una consultazione partenariale. Il risultato di tale processo partecipativo è stato il Patto “Montagna Veneta 2020”, un Protocollo di Intesa dove sono state identificate le priorità di investimento del territorio, a valere su tutti e tre i fondi strutturali (FESR, FEASR, FSE) ed è stato proposto l’inserimento nel Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2014-2020, di un “Sottoprogramma tematico per le zone montane”. L’attività di animazione e consultazione, promossa da ogni GAL montano nel proprio territorio, e conclusasi ad agosto 2013, ha declinato le priorità indicate nel Patto in fabbisogni concreti, con il coinvolgimento attivo di 185 partner del territorio montano attraverso interviste semi strutturate, incontri individuali, questionari on-line, e focus group. Montagna Veneta 2020 ha identificato “Investimenti nella diversificazione delle economie locali e sviluppando il patrimonio culturale e i paesaggi” e la “Promozione dello sviluppo locale in zone rurali mediante misure volte a incoraggiare azioni di sviluppo locale avviate da soggetti locali (strategia di sviluppo locale LEADER)” come 2 tra le prime 4 priorità di investimento per il territorio montano veneto, come desunta dalle diverse priorità previste dai tre principali Fondi del Quadro Strategico Comune UE (cfr. “Montagna Veneta 2020” pag. 16 e 20). I risultati della consultazione hanno rilevato come potenziare la fruibilità, oltre che accrescere la qualità dell'offerta, del patrimonio paesaggistico, culturale ed ambientale, particolarmente diffuso nelle aree montane, tramite azioni a sistema (a regia territoriale o come base di proposte politiche per il territorio), risulti fondamentale al fine di creare sinergia e integrazione tra diversi settori economici e diverse componenti istituzionali (in collegamento con l'innovazione di processo della Priorità 1). Questo permetterebbe infatti di concentrare gli investimenti in settori o aree che amplino non solo l’offerta territoriale e la qualità, ma anche l'inclusione sociale e l'occupazione. Nelle aree montane, per esempio, l'infrastrutturazione sentieristica e l'elevata concentrazione di aree Natura 2000 costituiscono un punto di forza (Rapporto di analisi priorità 6, pg. 70), mentre il completamento delle vie ciclo-pedonali rappresentano una risorsa in via di sviluppo e ad elevato potenziale turistico, per lo sviluppo di micro-imprese e PMI, ma anche di inclusione sociale. Si suggerisce quindi: 1) di includere nel fabbisogno il miglioramento della mobilità pubblica integrata, per incentivare la fruizione turistica internazionale (in crescita) ed al contempo mantenere o potenziare i servizi già presenti in loco e che, soprattutto in montagna, sono fondamentali per assicurare l'inclusione sociale. Anche questi interventi possono cominciare da piccoli investimenti per le fermate, la segnaletica e l'integrazione di più servizi. 2) di considerare l'importanza di riqualificare le infrastrutture esistenti. Per esempio, le infrastrutture nate per la fruizione invernale (es. impianti a fune), per mancanza di neve potrebbero permettere l'accesso a sciatori alpinisti ad aree più elevate, o essere utilizzate durante l'estate per permettere accesso a famiglie, diversamente abili e anziani.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Condividendo quanto espresso nel Fabbisogno si sottolinea la necessità di favorire la creazione/completamento di percorsi che connettano i beni naturali e storico-culturali presenti a livello territoriale, dando priorità al patrimonio censito dai GAL nelle aree rurali con la Programmazione 2007 – 13, e a quei beni capaci di generare ritorni economici/occupazionali. Nel contempo si dovrà tener presente la necessità di connettere le aree rurali e la loro offerta turistica a quella dei poli urbani/turistici adiacenti.
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
L'infrastrutturazione viaria è carente dal punto di vista qualitativo per cui la "ristrutturazione" va considerata in quest'ottica senza aggiungere, ad un territorio già fortemente danneggiato da una viabilità diffusa, ulteriori vie di comunicazione Proponiamo di tenere in considerazione anche tutte quelle iniziative volte a mantenere la fruibilità delle aree esistenti (es. rimozione rifiuti)
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Nell’ambito di questo fabbisogno è opportuno sottolineare l’importanza di un orientamento che privilegi le filiere integrate in grado di attivare scambi proficui tra agricoltura e turismo valorizzando le grandi risorse che l’agroalimentare e il paesaggio veneto possono offrire. Questo anche in considerazione del crescente interesse che i tour operator e sempre più turisti esprimono per una esperienza turistica caratterizzata dalla conoscenza del territorio, delle sue eccellenze alimentari, la storia, il paesaggio. Esperienze che possono tradursi in visite presso i siti produttivi (cantine, caseifici, aziende agricole), acquisti di prodotti, degustazioni e ristorazione presso agriturismi, ecc. Questo tipo di offerta integrata potrebbe intercettare e orientare verso il territorio rurale veneto le numerose presenze che catalizzerà l’EXPO 2015 il cui tema sono le risorse del pianeta e tra queste l’agroalimentare. Per questo le risorse del prossimo PSR potrebbero essere orientate a supportare gli adeguamenti strutturali e organizzativi delle imprese agricole e agroalimentari venete per metterle in grado di rispondere a tali richieste e per favorire la creazione di pacchetti turistici rurali integrati.
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
Alcune aree venete (ad esempio l’area berica e il basso bellunese) rappresentano un territorio parzialmente svantaggiato non sempre formalmente riconosciuto. La caratteristica frammentazione del territorio in proprietà di piccole dimensioni, spesso difficilmente raggiungibili e quindi soggette ad abbandono non favorisce lo sfruttamento della risorsa rurale ai fini turistici/agri-turistici. Una eventuale azione di sensibilizzazione/incentivo ai piccoli proprietari fondiari favorirebbe il recupero ed il mantenimento di tali proprietà sia ai fini della realizzazione di percorsi rurali tematici sia ai fini del riequilibrio della biodiversità. Favorire quindi il recupero di terreni/proprietà private e di demanio in stato di abbandono al fine di avviare progetti di utilizzo/sfruttamento equilibrato delle risorse nella realizzazione di progetti di agricoltura sociale.

Fabbisogno 2:
Potenziare l’aggregazione multi-settore dell’offerta e la creazione di servizi integrati (anche ICT)

La crescita dei cosiddetti nuovi turismi più desiderosi di contatto con la società locale e anche di segmenti di mercato con elevata capacità di spesa impone una riflessione che tocca il modo in cui interagiscono le filiere territoriali. Priorità va data al predisporre l’offerta – varia ed espressione delle molteplici anime produttive del territorio - in modo più integrato e perché possa arrivare ad un numero crescente di persone interessate ai valori della ruralità. La necessità è quella di predisporre “prodotti/servizi network”, club di prodotto e pacchetti che permettano di connettere gli operatori e le proposte elaborate dai singoli sistemi di animazione locale (costituiti da attori istituzionali e da attori appartenenti a filiere diverse). Prioritario è accrescere e stimolare la capacità dei territori di proporsi a livello di area. Non è più pensabile l’affrontare una situazione di crisi all’insegna dell’individualismo. Impostare un’azione di accompagnamento tramite l’interazione multi-settore e la creazione di progetti integrati, si ritiene, potrebbe spingere la domanda fuori dai centri di polarizzazione dove di solito è diretta, accrescendo la capacità di attivazione economica del sistema, in termini sia di opportunità di occupazione sia di generazione di reddito. Il bisogno è anche quello di maggiore promozione della ruralità e di garantire e creare servizi capillari e integrati (es. smart card) che permettano al turista non solo la mobilità ma anche la “scoperta guidata e coordinata” di territori interni dall’elevato potenziale turistico ancora inespresso, come anche dei loro prodotti.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato lo “Sviluppo delle PMI in settori emergenti, come la creatività e la cultura, le nuove forme di turismo, i servizi innovativi che riflettono le nuove esigenze sociali o i prodotti e servizi collegati all’invecchiamento, alle cure sanitarie, alla eco-innovazione, all’economia a bassa intensità di carbonio e all’efficienza delle risorse” come una tra le prime 9 priorità di investimento per il territorio montano veneto. I risultati della consultazione hanno rilevato come l’aggregazione multi settore dell’offerta stia alla base dello sviluppo di un’offerta di territorio. Quanto espresso al punto P6.1 – F. 01 è altresì valido, e cioè che l'aggregazione multi-settore necessiti di un coordinamento da parte delle comunità montane o della provincia, che guidi ed indirizzi gli operatori ed i settori coinvolti verso la creazione di un'offerta turistica condivisa che incentivi la creazione di filiere infra-settoriali. I nuovi turismi sono anche direttamente collegati allo sviluppo di un turismo sociale o di comunità interessato alle realtà sociali ed economiche locali, ed assieme a iniziative quali l'ospitalità diffusa, rappresentano una domanda fondamentale per aumentare la diversità di offerta nella montagna veneta. In questo versante potrebbero essere coinvolte diverse realtà sociali del territorio, comprese le cooperative, le associazioni di volontariato e le Regole al fine di condividere e trasmettere esperienze diverse del territorio. Anche in questo caso, l'approccio multifondo permetterebbe accesso alla formazione continua degli operatori sul territorio, in termini di accoglienza, ricettività, lingue, e gestione di imprese in rete o cooperative (Obiettivi tematici 6 e 10 del QSC).
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato lo “Sviluppo delle PMI in settori emergenti, come la creatività e la cultura, le nuove forme di turismo, i servizi innovativi che riflettono le nuove esigenze sociali o i prodotti e servizi collegati all’invecchiamento, alle cure sanitarie, alla eco-innovazione, all’economia a bassa intensità di carbonio e all’efficienza delle risorse” come una tra le prime 9 priorità di investimento per il territorio montano veneto. I risultati della consultazione hanno rilevato come l’aggregazione multi settore dell’offerta stia alla base dello sviluppo di un’offerta di territorio. Quanto espresso al punto P6.1 – F. 01 è altresì valido, e cioè che l'aggregazione multi-settore necessiti di un coordinamento da parte delle comunità montane o della provincia, che guidi ed indirizzi gli operatori ed i settori coinvolti verso la creazione di un'offerta turistica condivisa che incentivi la creazione di filiere infra-settoriali. I nuovi turismi sono anche direttamente collegati allo sviluppo di un turismo sociale o di comunità interessato alle realtà sociali ed economiche locali, ed assieme a iniziative quali l'ospitalità diffusa, rappresentano una domanda fondamentale per aumentare la diversità di offerta nella montagna veneta. In questo versante potrebbero essere coinvolte diverse realtà sociali del territorio, comprese le cooperative, le associazioni di volontariato e le Regole al fine di condividere e trasmettere esperienze diverse del territorio. Anche in questo caso, l'approccio multifondo permetterebbe accesso alla formazione continua degli operatori sul territorio, in termini di accoglienza, ricettività, lingue, e gestione di imprese in rete o cooperative (Obiettivi tematici 6 e 10 del QSC).
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Fondamentale sarà la necessità di individuare un soggetto univoco, che possa mettere in rete e sinergia le molteplici professionalità ed organismi già presenti, per svolgere le funzioni richiamate dal Fabbisogno.
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
1. Continuare a informare le aziende circa l'opportunità di diversificare per incrementare il reddito e per avere la possibilità di inserirsi in più "filiere", non solo quella produttiva ma anche quella sciale e turistica 2. Continuare a formare gli imprenditori, dipendenti e familiari sul come avviare e gestire una nuova attività connessa all'attività agricola. Per alcune tipologie la formazione e già consolidata, vedi agriturismo, fattorie didattiche, per altre va consolidata o avviata, vedi micro birrificio, microcaseificio, asili nidi, ecc. 3. Accompagnare l'imprenditore nell'acquisire competenze tecniche e pratiche per dare più servizi ai clienti, per poter entrare nei circuiti di itinerari, pacchetti turistici offrendosi (vedi ad esempio capacita per far degustare e assaggiare i prodotti, per illustrare il territorio in aspetti culturali, ecc.). Per certe tipologie di attività potrebbe esser e utile favorire l'incontro tra offra e domanda ad esempio nel caso di creazione di asili nidi ove è necessaria la presenza di figure specializzate in ambito educativo-sociale. Da potenziare anche il collegamento con l'artigianato. 4. Formare per trasferire competenze e nozioni di marketing e comunicazione per permette alle aziende di entrare nel web nei circuiti strutturati. Valutare l’opportunità di creare una “Borsa della ruralità”
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
L’integrazione delle filiere territoriali nella fornitura di servizi/prodotti va pensata non solo verso un turismo rurale ma anche verso il territorio/la comunità. La fornitura dei prodotti a km 0 per esempio nelle mense scolastiche attraverso la funzione di una centrale acquisti/Organizzazione di produttori prevedendo benefici/incentivi alla creazione di tali aggregazioni al fine di incentivare nel consumatore finale la fruizione/acquisto di tali prodotti.

Fabbisogno 3:
Incentivare lo sviluppo di nuove imprese (non agricole e agricole) ricettive e para-ricettive e di servizio ad esse laddove non siano sufficientemente diffuse

L’analisi dei dati censuari mette in luce la necessità di spingere ulteriormente sulla diversificazione e sull’incentivazione di attività ricettive e para-ricettive tese ad intercettare la domanda. In Veneto, infatti, si rileva una notevole dotazione, distribuita però in modo non omogeneo. Questo fatto lascia scoperti parti dei territori rurali, soprattutto quelli inclusi nelle aree C e D. Le misure implementate in passato – nel caso sia di azioni di tipo tradizionale (es. la ristrutturazione di immobili) sia di quelle tese al miglioramento della gamma/qualità dei servizi offerti dalle imprese - hanno determinato un incremento del reddito medio per beneficiario e dell’impiego di manodopera soprattutto femminile (priorità tematica della Focus Area 6.1). Simili forme di diversificazione, non solo limitate all’agriturismo, sono da sviluppare ulteriormente e da potenziare selettivamente focalizzando su aree ad alto potenziale, ma non ancora raggiunte dalla domanda e che scontano un problema di visibilità. Si rileva, quindi, la necessità di continuare il processo avviato mettendolo ulteriormente a punto. Il PSR 2007-2013 aveva già individuato in tal senso priorità la cui validità permane. Altrettanto importante pare stimolare la nascita e lo sviluppo di imprese di servizio e di consulenza altamente qualificate in grado di accompagnare l’attività ricettiva che intenda allargare l’offerta per accrescere la propria capacità attrattiva e intercettare le sempre più complesse esigenze sia ricreative sia di formazione e di avvicinamento ai valori della ruralità e dell’agricoltura.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato lo “Sviluppo delle PMI in settori emergenti, come la creatività e la cultura, le nuove forme di turismo, i servizi innovativi che riflettono le nuove esigenze sociali o i prodotti e servizi collegati all’invecchiamento, alle cure sanitarie, alla eco-innovazione, all’economia a bassa intensità di carbonio e all’efficienza delle risorse” come una delle prime 10 priorità.. I risultati della consultazione hanno rilevato come non sia del tutto prioritario per i territori montani puntare solo allo “sviluppo di nuove imprese (non agricole e agricole) ricettive e para-ricettive e di servizio ad esse laddove non siano sufficientemente diffuse”—come d'altronde evidenziato nella Relazione di analisi della Priorità 6, pg 37. Si propone quindi di considerare per le aree montane,un fabbisogno diverso, quello cioè di riqualificare le imprese esistenti che innovano o che creano una rete di relazioni (es. filiera infra-settoriali) tra di esse (imprese del primario, artigianato, commercio, turismo). L’incentivazione allo sviluppo di nuove imprese o il consolidamento delle esistenti, dovrebbe inoltre avvenire nell’ottica di un progetto più ampio di sviluppo turistico territoriale al fine di evitare l'avvio di strutture ricettive o para ricettive laddove non vi sia un sistema a supporto o sufficienti possibilità di successo. Anche qui appare prioritario, attraverso l'approccio multifondo, formare adeguatamente ed in modo mirato chi gestirà le strutture. Inoltre, in considerazione dell’aumento del flusso di turisti esteri, si sottolinea la necessità di una formazione linguistica e capace di far fronte ad esigenze diverse.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato lo “Sviluppo delle PMI in settori emergenti, come la creatività e la cultura, le nuove forme di turismo, i servizi innovativi che riflettono le nuove esigenze sociali o i prodotti e servizi collegati all’invecchiamento, alle cure sanitarie, alla eco-innovazione, all’economia a bassa intensità di carbonio e all’efficienza delle risorse” come una delle prime 10 priorità.. I risultati della consultazione hanno rilevato come non sia del tutto prioritario per i territori montani puntare solo allo “sviluppo di nuove imprese (non agricole e agricole) ricettive e para-ricettive e di servizio ad esse laddove non siano sufficientemente diffuse”—come d'altronde evidenziato nella Relazione di analisi della Priorità 6, pg 37. Si propone quindi di considerare per le aree montane un fabbisogno diverso, quello cioè di riqualificare le imprese esistenti che innovano o che creano una rete di relazioni (es. filiera infra-settoriali) tra di esse (imprese del primario, artigianato, commercio, turismo). L’incentivazione allo sviluppo di nuove imprese o il consolidamento delle esistenti, dovrebbe inoltre avvenire nell’ottica di un progetto più ampio di sviluppo turistico territoriale al fine di evitare l'avvio di strutture ricettive o para ricettive laddove non vi sia un sistema a supporto o sufficienti possibilità di successo. Anche qui appare prioritario, attraverso l'approccio multifondo, formare adeguatamente ed in modo mirato chi gestirà le strutture. Inoltre, in considerazione dell’aumento del flusso di turisti esteri, si sottolinea la necessità di una formazione linguistica e capace di far fronte ad esigenze diverse.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Il fabbisogno si evidenzia non solo per la creazione di nuove imprese ma anche per il miglioramento dell’offerta di quelle già esistenti. Tale fabbisogno si registra anche in molte aree B che esprimono un alto potenziale ma non sono ancora raggiunte dalla domanda. Le risposte a questo Fabbisogno, rispetto alla Programmazione 2007 – 13, andranno ricercate mediante l’individuazione di un’unica misura da declinarsi in funzione delle diverse potenzialità e capacità di risposta del territorio, nonché mediante livelli d’aiuto maggiori.
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
Le zone rurali, per le caratteristiche paesaggistiche, culturali e storiche, si prestano ad un utilizzo turistico. E necessaria però un cabina di regia, che eviti il proliferare di soggetti locali non sufficientemente aggregati che disperdono le disponibilità finanziare. La programmazione dal basso può essere un buon modo di procedere, si devono però eliminare le sovrapposizioni di aree decisionali, rivedere il ruolo dei Gal, e delineare un quadro strategico articolato che metta le aziende agricole al centro del sistema. Si propone pertanto di attivare misure che favoriscono lo sviluppo delle imprese agricole anche mediante opportunità multifunzionali, nuove attività e servizi per le persone (bambini\anziani), attività di conservazione e manutenzione del territorio, in particolar modo nelle zone svantaggiate, attività di ricezione, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la valorizzazione della filiera corta, finanziando investimenti materiali e strutturali, (recupero di vecchi edifici, nuovi insediamenti, macchine e attrezzature), modelli di aggregazione, e formazione professionale.
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
Una maggiore integrazione con le amministrazioni locali sul tema necessità di incentivo/sviluppo di strutture ricettive (es.agriturismi) faciliterebbe la realizzazione di interventi strutturali laddove esistessero delle limitazioni paesaggistico/ambientali favorendo ad esempio la realizzazione di strutture rispondenti a requisiti rurali e a basso impatto paesaggistico/ambientale.

Fabbisogno 4:
Creazione di ‘figure cerniera’ in grado di valorizzare il patrimonio di risorse locali

L’analisi ha rilevato la difficoltà a creare percorsi che sviluppino capacità/competenze nuove in grado di valorizzare il patrimonio di risorse locali. Il territorio – soprattutto rurale – necessita vengano create nuove professionalità “cerniera”: esperti territoriali (anche part-time) che sappiano raccogliere istanze e favorire l’incontro tra la domanda espressa dai flussi e l’offerta, determinando così l’accrescimento della competitività. Si parla qui di figure formate nel modo opportuno per interagire col visitatore e col territorio, che posseggano una profonda conoscenza contestuale e reti di relazioni. Esse possono essere indipendenti (es: esito della creazione di micro-imprese di servizi) o fungere da integrazione della professionalità diffusa nel mondo agricolo che in Veneto si è mosso per intercettare il mercato turistico (si pensi agli agriturismi). Tale professionalità potrebbe essere acquisita o dal conduttore dell’azienda o dai suoi “coadiuvanti”. La creazione di simili figure presuppone: a) il design e l’organizzazione di corsi/momenti di formazione non generici, ma basati sulle reali necessità/problematiche dei micro-territori in Veneto estremamente differenziati e che vanno in tal senso maggiormente ascoltati; b) una individuazione di formatori dedicati e che hanno una elevata conoscenza sui / interazione con i contesti.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato nel “Miglioramento dell’accesso all’istruzione e alla formazione permanenti, messa a livello degli atteggiamenti e delle competenze della manodopera e miglioramento della pertinenza dei sistemi d’insegnamento e di formazione rispetto alle esigenze del mercato del lavoro” una tra le prime 5 priorità di investimento per i fondi rurali del Quadro Strategico Comune. I risultati della consultazione hanno rilevato la necessità non tanto di creare nuove figure cerniera quanto piuttosto di potenziare il ruolo e migliorare le competenze dei Consorzi di promozione turistica in tal senso. Si ritiene pertanto, come riportato al punto P6.1 – F02, che la progettazione di un’offerta territoriale multi settore debba essere guidata a livello territoriale e, come sottolineato in questo fabbisogno, essere accompagnata da momenti formativi basati sulle reali necessità e peculiarità dei territori in cui viene proposta.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato nel “Miglioramento dell’accesso all’istruzione e alla formazione permanenti, messa a livello degli atteggiamenti e delle competenze della manodopera e miglioramento della pertinenza dei sistemi d’insegnamento e di formazione rispetto alle esigenze del mercato del lavoro” una tra le prime 5 priorità di investimento per i fondi rurali del Quadro Strategico Comune. I risultati della consultazione hanno rilevato la necessità non tanto di creare nuove figure cerniera quanto piuttosto di potenziare il ruolo e migliorare le competenze dei Consorzi di promozione turistica in tal senso. Si ritiene pertanto, come riportato al punto P6.1 – F02, che la progettazione di un’offerta territoriale multi settore debba essere guidata a livello territoriale e, come sottolineato in questo fabbisogno, essere accompagnata da momenti formativi basati sulle reali necessità e peculiarità dei territori in cui viene proposta.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Tale Fabbisogno necessità di integrarsi con il Fabbisogno 2, e rispetto alla formazione è necessario un’integrazione con il Fondo FSE, che dovrà contribuire allo stesso tempo a stimolare un’offerta di maggiore qualità da parte degli Enti di formazione. La figura cerniera dovrebbe diventare punto di sintesi dell’offerta attualmente presente sui territori, effettuando un’azione di messa in rete degli stessi e favorendo il collegamento tra offerta e domanda: una sorta di “animatore territoriale” in grado di mettere a disposizione le proprie capacità/conoscenze a livello locale.
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
A specificazione della individuazione di nuove figure di esperti del territorio in grado di interagire con il turista visitatore, si segnala la necessità di un aggiornamento nel percorso formativo delle Guide Ambientali Naturalistiche e delle Guide turistiche che sia adeguato alle conoscenze oggi necessarie per una efficace risposta alle richieste dei turisti rurali. L’iscrizione all’albo regionale delle Guide Naturalistiche e Turistiche richiede il superamento di un apposito esame presso le diverse Province di appartenenza che richiede ai candidati ampie ed approfondite conoscenze sia ti tipo ambientale e biologico per le prime e di tipo artistico e storico per le seconde. Tali esami non prevedono al contrario alcuna conoscenza dell’enogastronomia del territorio Veneto e delle produzioni agricole tipiche di ogni provincia, non richiedono collegamenti con i diversi siti produttivi dove accompagnare i turisti né informazioni sulle tecniche produttive e sulle stagionalità, tutti elementi che risultano oggi tra i primi punti di interesse dei moderni flussi turistici. Si segnala l’opportunità che la Regione Veneto concerti con le Province e le altre Strutture operative coinvolte nella esecuzione degli esami un aggiornamento del programma stesso d’esame in linea con le attuali necessità dei turisti.
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
Sul tema dell’agricoltura sociale sono coinvolte professionalità di due ambiti differenti, agricolo e sociale. Risulta importante incentivare percorsi formativi che forniscano competenze in entrambi i contesti al fine di alimentare maggiore sensibilità al tema sociale nell’imprenditore agricolo e alla materia agricola nell’operatore sociale. E’ indispensabile che tali due figure siano sempre presenti nel contesto agricolo-sociale e che non si sostituiscano una all’altra. Risulta importante quindi favorire l’integrazione delle figure/operatori e la strutturazione di progetti formativi che favoriscano la creazione di un linguaggio comune nella progettazione delle attività. Una “figura cerniera” che sia in grado di tradurre le necessità dei due ambiti in un unico progetto richiede competenze manageriali, organizzative e capacità di intermediazione.

Fabbisogno 5:
Stimolare la nascita e lo sviluppo di operatori (agricoli e non) dediti ad attività educative, sociali e di cura

Il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione Veneto ha previsto misure il cui fine era dar spazio al miglioramento della qualità della vita e della diversificazione/multifunzionalità dell’agricoltura. Tali Misure hanno anche mirato a promuovere la diffusione di fattorie sociali e/o didattiche, oltre che di altre esperienze (come gli agri-nidi). L’analisi conferma una scarsa propensione alla diversificazione in attività legate ai servizi alla persona e una loro diffusione non omogenea tra le sette provincie venete. Le aree rurali che esprimono maggiore carenza sono la C e la D. Per simili attività – che grazie alla nuova normativa vedono protagonisti anche le imprese sociali, oltre che le aziende agricole - si possono in effetti identificare bacini di utenza. Si rileva allora il bisogno di stimolarne lo sviluppo, soprattutto nei territori dove mancano, favorendo la partecipazione di giovani e donne che, come indicato nella valutazione intermedia del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Veneto, possono essere valorizzati in attività spesso labour intensive come quelle qui trattate. Non va sottovalutata a tal proposito la propensione che la componente femminile dimostra – cosa emersa dalle interviste condotte – ad approcciare in modo propositivo simili attività con ovvi risvolti occupazionali. L’operatore richiede in primis, tuttavia, sostegno per la riqualificazione e/o ristrutturazione degli spazi (fattore che, in presenza di risorse scarse, spesso lo frena anche a causa di ricadute reddituali che sono ancora limitate e da vedersi come integrative); ed anche accompagnamento al momento dell’avvio e del design del progetto in cui si vuole lanciare.

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato l'“Inclusione attiva, mediante percorsi integrati in grado di combinare diversi tipi di misure a favore del miglioramento della capacità d’inserimento professionale, nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale” come una delle priorità di investimento per il territorio. I risultati della consultazione hanno rilevato l'importanza del rafforzamento ma soprattutto dell'accessibilità ai servizi sociali sul territorio montano, soprattutto quello più periferico. Per esempio, sono stati individuati importanti azioni per (1) ridurre l'abbandono scolastico attraverso il sostegno educativo domiciliare con minori con difficoltà di apprendimento o a rischio di abbandono scolastico; (2) agevolare l'inserimento lavorativo (ed il trasporto) di persone diversamente abili, anche in cooperative agricole; e (3) promuovere la protezione e la tutela dei minori in contesti disagiati. In considerazione del delicato tema e campo di applicazione, il territorio montano risulta godere di un servizio (che può essere migliorato ma non ridotto) svolto sia a livello pubblico dalle ULSS, che a livello privato dalle cooperative sociali che dovrebbe continuare ad essere supportato come servizio essenziale per l'inclusione territoriale.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato l'“Inclusione attiva, mediante percorsi integrati in grado di combinare diversi tipi di misure a favore del miglioramento della capacità d’inserimento professionale, nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale” come una delle priorità di investimento per il territorio. I risultati della consultazione hanno rilevato l'importanza del rafforzamento ma soprattutto dell'accessibilità ai servizi sociali sul territorio montano, soprattutto quello più periferico. Per esempio, sono stati individuati importanti azioni per (1) ridurre l'abbandono scolastico attraverso il sostegno educativo domiciliare con minori con difficoltà di apprendimento o a rischio di abbandono scolastico; (2) agevolare l'inserimento lavorativo (ed il trasporto) di persone diversamente abili, anche in cooperative agricole; e (3) promuovere la protezione e la tutela dei minori in contesti disagiati. In considerazione del delicato tema e campo di applicazione, il territorio montano risulta godere di un servizio (che può essere migliorato ma non ridotto) svolto sia a livello pubblico dalle ULSS, che a livello privato dalle cooperative sociali che dovrebbe continuare ad essere supportato come servizio essenziale per l'inclusione territoriale. Sulla base delle interviste svolte con i soggetti territoriali e i dati territoriali di riferimento dell’area montana si suggerisce quindi di promuovere l’accessibilità a strutture esistenti, il consolidamento dei servizi di supporto (formazione personale, trasporto a chiamata, pasti, momenti ricreativi); e la necessità di incentivare la creazione di sinergie tra le cooperative sociali/servizi sociali e le imprese agricole, in modo da permettere alle prime di continuare a svolgere l’attività per cui sono professionalmente competenti, ed alle seconde di mettere a disposizione spazi per attività didattiche e opportunità di integrazione lavorative.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
L’eccessiva frammentazione della risposta a questi fabbisogni rischia di disperdere le potenzialità degli interventi necessari per rispondere in modo efficace alla domanda dei territori. Le esigenze formative devono inoltre trovare adeguate risposte nell’ambito del Fondo FSE, come del resto indicato dal Regolamento QSC. Necessita inoltre non sottovalutare la necessità di tale fabbisogno anche nelle aree rurali B, più vicine alle aree urbane e periurbane, che spesso fungono da competitor attraendo, proprio per una maggiore ricchezza di servizi, un bacino d’utenza più ampio. Tali servizi devono coordinarsi con i Piani di zona delle ULSS, che sino ad oggi hanno dimostrato resistenze a considerare la possibilità di organizzare l’offerta di servizi sociali all’interno delle aziende agricole, garantendo nel contempo un’integrazione dell’offerta privata con il sistema dei servizi locali (scuole, trasporti, sanità, ecc.), arricchendo l’offerta di welfare comunale. Si evidenzia la possibilità di creare un servizio che consente da un lato il recupero del patrimonio rurale di proprietà dell’agricoltore ed una integrazione del suo reddito, dall’altro la capacità di offrire nuove opportunità di lavoro a figure professionali (giovani e donne) formate nel settore dei servizi sociali che oggi stentano a trovare un’adeguata occupazione (Fabbisogni 5 – 6 – 7).
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
L’agricoltura e gli agricoltori svolgono da sempre una funzione sociale in particolar modo nelle zone rurali più svantaggiate. Negli ultimi tempi questa funzione sociale si riscontra anche nelle zone suburbane. Agriturismi, fattorie didattiche, fattorie sociali, sopperiscono in parte al diminuito impegno del pubblico nel sociale a causa della crisi e delle minori disponibilità. Sostenere pertanto questa imprenditoria esistente, favorire la nascita di nuove aziende multifunzionali, raggiungendo gli obiettivi prefissi dalla CE, maggior reddito per gli imprenditori, maggiore permanenza nelle zone rurali, maggiore occupazione, maggiore occupazione di giovani donne, diventa una priorità. Prioritario è che gli interventi siano rivolti solo alle imprese agricole. Solo lo sviluppo dell’impresa agricola può garantire lo sviluppo delle zone rurali.
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
Nella diversificazione e multifunzionalità è fondamentale la creazione di una rete di soggetti che operino sia nel settore agricolo sia nel settore sociale. La presenza di giovani e donne è certamente elemento di favore ma non sufficiente per creare un contesto fertile alla realizzazione di progetti comuni di inclusione per i soggetti svantaggiati. Risulta importante il lavoro di formazione e informazione all’interno delle scuole, (sia di II grado che mondo universitario - agraria e sociale- ) attraverso la realizzazione di incontri di sensibilizzazione, attraverso l’incentivo allo svolgimento di tirocini scolastici all’interno di aziende agricolo ove già si realizzino progetti di agricoltura sociale. Risulta importante anche la creazione di momenti di incontro dei due ambiti al fine di creare un contesto fertile alla realizzazione di progetti comuni di agricoltura sociale, quali convegni, workshop, forum virtuali, visite guidate in azienda, creazione di spazi/momenti di incontro e confronto ecc…ecc… L’adeguamento delle strutture ricettive a standard molto rigidi, l’assenza di un interlocutore diretto che fungesse da figura di cerniera all’interno dell’ente pubblico e che rappresentasse entrambi gli ambiti (con competenze sia agricole sia sociali), l’assenza di incentivi al mantenimento delle attività (finanziamenti all’attività e alla qualità del progetto agricolo-educativo), sono elementi che hanno reso difficoltoso l’accesso ai finanziamenti per la multifunzionalità dell’azienda agricola messi a disposizione dalle precedenti misure PSR 2007-2013. Inoltre si ritiene fondamentale sottolineare che l'avvio di nuovi progetti di AS dovrebbe tenere conto delle risorse già esistenti nel territorio (ad es aziende agricole sensibili alla tematica e cooperative sociali desiderose di ampliare i loro contesti educativi) : quindi basterebbe mettere in rete le risorse anzichè costruire nuovi soggetti ex novo.

Fabbisogno 6:
Potenziare il livello di competenza degli operatori dediti ad attività educative, sociali e di cura e degli enti locali

Dall’analisi qualitativa emerge la necessità di insistere sul promuovere la formazione di competenze specifiche relative alle attività il cui fine sia quello di esprimere il ruolo educativo, terapeutico, inclusivo e riabilitativo dell’agricoltura. Questo per apprendere dall’esperienza passata e incrementare l’efficacia di interventi futuri a stimolo di attività che non hanno dimostrato particolare presa, ad esempio, sul mondo agricolo (eccezione fatta per le fattorie didattiche, rispetto alle quali si rileva maggiore slancio). Gli operatori mancano spesso di competenze manageriali adatte ad una gestione efficiente ed organizzata, in grado di soddisfare – con orientamento di mercato - le esigenze di una domanda nuova e dai contorni spesso sconosciuti all’agricoltore. In tal senso aiuta la maggiore preparazione non solo tecnica delle generazioni più giovani di agricoltori. In generale gli operatori privati vanno accompagnati nella realizzazione del progetto che intendono implementare anche tramite un’offerta formativa meno episodica. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, è rappresentata dal predisporre percorsi formativi anche rivolti alle entità locali di governo del territorio che, prime tra tutte, si interfacciano con agricoltori e responsabili di imprese sociali desiderosi di avviare simili percorsi. L’analisi mette in luce come spesso questi livelli di governo locale manchino di una preparazione e di una sensibilità adeguate, rischiando di divenire un ostacolo in più da superare e conseguentemente un freno.

Osservazioni fin qui pervenute:

20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Vedi Fabbisogno 5.
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
Proponiamo di inserire delle misure per tenere operativi i soggetti usciti dal mondo del lavoro a causa della crisi economica e delle misure in favore di coloro per i quali è opportuno un recupero sociale /reinserimento nella società.

Fabbisogno 7:
Potenziare animazione e reti per lo scambio di good practices e accrescere la visibilità di attività connesse all’agricoltura il cui fine sia fornire servizi alla persona

L’analisi ha messo in luce la necessità di insistere nel promuovere la creazione di reti che sappiano raccogliere good practices e diffonderne la conoscenza in ambito rurale in modo da accrescerne la visibilità, da un lato, e la percezione del valore come fonte di redditività integrativa che possono generare, dall’altro. In Veneto nel marzo del 2013 è nato il Forum regionale dell’Agricoltura Sociale. A fondarlo sono state due associazioni che operano nel settore dell’Agricoltura Sociale (Biofattorie sociali del Veneto e Forum Agricoltura Sociale Vicenza), insieme alle altre realtà ancora non associate. Tali realtà si propongono quindi come interlocutore fondamentale nei confronti della Regione e hanno partecipato al confronto utile alla definizione del nuovo strumento legislativo sopra citato (e menzionato nel rapporto di analisi). Queste esperienze potranno essere sostenute e allargate per condividere progettualità e per meglio individuare aspetti sui quali ancora si deve intervenire. Gli agricoltori e gli operatori privati avvertono la necessità di un maggiore coordinamento in tal senso, di governance e networking, base per aggregare esperienze rispetto alle quali si rileva una domanda in crescita.

Osservazioni fin qui pervenute:

20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Vedi Fabbisogno 5.
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
L’organizzazione strutturata e la realizzazione di reti è fondamentale in questo contesto. Risulta elemento di criticità la sostenibilità delle attività delle associazioni citate che al momento operano in forma di volontariato: di qui la necessità di rinforzare e supportare l'attività di animazione e confronto tra good practices.. La traduzione di tali organismi in centrali di raccolta, figure di cerniera e organismi di coordinamento delle realtà già presenti nel territorio rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo di progetti di agricoltura sociale comuni dalle caratteristiche peculiari e facilmente trasferibili al altri soggetti. Risulta importante lo scambio esperienziale e di good practices che avviene in questi contesti e che può essere favorito da una maggiore strutturazione degli organismi stessi (il riconoscimento giuridico e fiscale di tali soggetti apre ad opportunità di finanziamento diretto delle attività svolte, facilita la presentazione/gestione di progetti c/o gli enti locali e le ASL ecc…ecc…). In questo contesto verrebbe favorita anche la realizzazione di progetti di scambio rivolti a giovani europei (ex Leonardo, EVS ecc..) con lo scopo di favorire lo scambio di esperienze con altre realtà europee.
20/09/2013 - FORUM REGIONALE DELL'AGRICOLTURA SOCIALE - Stato: Pubblicata
L’organizzazione strutturata e la realizzazione di reti è fondamentale in questo contesto. Risulta elemento di criticità la sostenibilità delle attività delle associazioni citate che al momento operano in forma di volontariato: di qui il bisogno di supportare le azioni di animazione e confronto tra good practices all'interno e tra le reti esitenti. La traduzione di tali organismi in centrali di raccolta, figure di cerniera e organismi di coordinamento delle realtà già presenti nel territorio rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo di progetti di agricoltura sociale comuni dalle caratteristiche peculiari e facilmente trasferibili al altri soggetti. Risulta importante lo scambio esperienziale e di good practices che avviene in questi contesti e che può essere favorito da una maggiore strutturazione degli organismi stessi (il riconoscimento giuridico e fiscale di tali soggetti apre ad opportunità di finanziamento diretto delle attività svolte, facilita la presentazione/gestione di progetti c/o gli enti locali e le ASL ecc…ecc…). In questo contesto verrebbe favorita anche la realizzazione di progetti di scambio rivolti a giovani europei (ex Leonardo, EVS ecc..) con lo scopo di favorire lo scambio di esperienze con altre realtà europee.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
La creazione di reti di raccolta, scambio e diffusione di best practices richiamata nel fabbisogno è un elemento fondamentale non solo per lo sviluppo rurale ma anche per la crescita della consapevolezza in tutta la cittadinanza. Si propone di estendere il fabbisogno a tutte le attività di diversificazione o di innovazione finanziate dal PSR. Si veda anche la proposta di fabbisogno "Divulgazione best practices PSR on-line"

Fabbisogno 8:
Stimolare la nascita e lo sviluppo di operatori (agricoli) dediti ad attività connesse all’agricoltura quali: contoterzismo non agricolo, artigianato e sistemazione di parchi e giardini

Cresce oggi la percezione che l’agricoltura abbia un ruolo importante da giocare nella gestione delle risorse e dei territori rurali. Con essa cresce la consapevolezza della necessità sia di tutela sia di mantenimento degli spazi (canali, bordi strada, viali alberati, arredo urbano, ecc.). A fronte di una crescente antropizzazione e artificializzazione delle aree rurali, il cui impatto in contesti caratterizzati per “costituzione strutturale” da un’elevata propensione al rischio ambientale è indiscusso, spinge ad attribuire maggiore peso all’azienda agricola come agente che può contribuire alla cura dei territori, accrescendo la sicurezza e la qualità della vita di chi vi risiede o li attraversa. L’analisi condotta rileva ad oggi una scarsa propensione delle aziende agricole a diversificare in attività quali quelle qui discusse: una carenza che – a fronte di una distribuzione abbastanza equilibrata tra le provincie quando si guarda al numero di casi rilevati – interessa soprattutto le aree rurali classificate come C e D. Numeri particolarmente bassi, inoltre, si registrano per l’artigianato. Stimolare lo sviluppo di simili attività è necessario, sia attraverso investimenti fisici o in macchinari sia puntando sull’accompagnamento all’impostazione e all’implementazione della progettualità connessa. Costituirebbe, tra l’altro, un modo per ovviare al problema di manodopera familiare in eccesso rispetto alla sola attività agricola avvertito nei territori rurali e alla stagionalità del fabbisogno di lavoro (che spesso incide sulla componente femminile e sui giovani; il nesso qui con tema inclusione ed esclusione andrebbe investigato e sarebbe evidente).

Osservazioni fin qui pervenute:

19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato l'“Inclusione attiva, mediante percorsi integrati in grado di combinare diversi tipi di misure a favore del miglioramento della capacità d’inserimento professionale, nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale” come una delle prime priorità di investimento sul territorio montano (“Montagna veneta 2020, pg. 16-20). I risultati della consultazione hanno rilevato l'importanza dell'agricoltura montana per la multifunzionalità e la sua funzione integrativa al reddito. L'agricoltura montana contribuisce in modo marginale al Pil e all'occupazione montana, ma gioca un ruolo fondamentale nella manutenzione ambientale, protezione dei suoli, e mantenimento di sistemi ad alta biodiversità e un elevato pregio paesaggistico fruibili anche a livello turistico. A differenza degli altri settori, ha anche mostrato trend di decrescita dell'occupazione inferiori agli altri settori. Come descritto al punto P6.1-F.03, nelle aree montane la dimensione aziendale ridotta, e la necessità di avere filiere infra-settoriali rivela la possibilità di un arricchimento dell’offerta turistica nel diversificare in attività connesse al mondo dell’artigianato. Tale diversificazione, però non è solo intesa come diversificazione dell'azienda agricola, ma anche come incentivazione delle aziende artigiane o conto-terziste già presenti sul territorio locale. Tali operatori possono contribuire anche a quelle del turismo. Si chiede quindi di considerare come importante incentivare la creazione di forme di collaborazione tra piccoli gruppi di aziende agricole/cooperative per dare vita a piccole produzioni locali, es. micro produzioni artigianali nelle macellerie, i panifici/pastifici, distillerie e birrifici, attraverso l'acquisto macchinari in comune, l'utilizzo spazi comuni di trasformazione e vendita, innovazione di prodotto; o tra aziende agricole ed artigiane/cooperative per la cessione della materia prima in un caso e trasformazione e vendita nell’altro; nonché un eventuale completamento della rete con le strutture ricettive del territorio per la vendita e la promozione dei prodotti così realizzati.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P6.1-F.01, la consultazione paternariale avviata nel 2012 e contenuta nel Patto “Montagna Veneta 2020” curato da UNCEM Veneto e dai Gal montani ha identificato l'“Inclusione attiva, mediante percorsi integrati in grado di combinare diversi tipi di misure a favore del miglioramento della capacità d’inserimento professionale, nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale” come una delle prime priorità di investimento sul territorio montano (“Montagna veneta 2020, pg. 16-20). I risultati della consultazione hanno rilevato l'importanza dell'agricoltura montana per la multifunzionalità e la sua funzione integrativa al reddito. L'agricoltura montana contribuisce in modo marginale al Pil e all'occupazione montana, ma gioca un ruolo fondamentale nella manutenzione ambientale, protezione dei suoli, e mantenimento di sistemi ad alta biodiversità e un elevato pregio paesaggistico fruibili anche a livello turistico. A differenza degli altri settori, ha anche mostrato trend di decrescita dell'occupazione inferiori agli altri settori. Come descritto al punto P6.1-F.03, nelle aree montane la dimensione aziendale ridotta, e la necessità di avere filiere infra-settoriali rivela la possibilità di un arricchimento dell’offerta turistica nel diversificare in attività connesse al mondo dell’artigianato. Tale diversificazione, però non è solo intesa come diversificazione dell'azienda agricola, ma anche come incentivazione delle aziende artigiane o conto-terziste già presenti sul territorio locale. Tali operatori possono contribuire anche a quelle del turismo. Si chiede quindi di considerare come importante incentivare la creazione di forme di collaborazione tra piccoli gruppi di aziende agricole/cooperative per dare vita a piccole produzioni locali, es. micro produzioni artigianali nelle macellerie, i panifici/pastifici, distillerie e birrifici, attraverso l'acquisto macchinari in comune, l'utilizzo spazi comuni di trasformazione e vendita, innovazione di prodotto; o tra aziende agricole ed artigiane/cooperative per la cessione della materia prima in un caso e trasformazione e vendita nell’altro; nonché un eventuale completamento della rete con le strutture ricettive del territorio per la vendita e la promozione dei prodotti così realizzati.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
L’eccessiva frammentazione della risposta a questi fabbisogni rischia di disperdere le potenzialità degli interventi necessari per rispondere in modo efficace alla domanda dei territori. Le esigenze formative devono inoltre trovare adeguate risposte nell’ambito del Fondo FSE, come del resto indicato dal Regolamento QSC. Si sottolinea la necessità della messa in rete delle dotazioni già in possesso all’agricoltore, o da fornire (strutture, mezzi), con le figure professionali di riferimento ad alta specializzazione, al fine di una più efficiente ed efficace valorizzazione delle professionalità già presenti a livello locale (Fabbisogno 8 – 9 -10).
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Questo fabbisogno sembra particolarmente rilevante in area urbana e periurbana, dove l'attività di manutenzione del territorio costituisce un grosso peso economico per le amministrazioni locali e contemporanenamente la forte richiesta rende l'investimento in questi settori particolarmente conveniente per le aziende agricole. Sembra pertanto opportuno investire in queste forme di diversificazione nelle aree dove esse possono essere più utili e avere maggior successo, pertanto non solo nelle aree C e D ma dovunque ci si trovi in presenza di attività agricole a ridosso di aree urbane o urbanizzate. Si veda anche la proposta di fabbisogno "partnership urbano-rurali", proposto nella focus area 6.2

Fabbisogno 9:
Potenziare il livello di competenza degli operatori e degli enti locali rispetto ad attività connesse quali: contoterzismo non agricolo, artigianato e sistemazione di parchi e giardini

Anche nel caso di attività connesse all’agricoltura quali contoterzismo non agricolo, sistemazione di parchi e giardini o artigianato (incluse nel cosiddetto broadening) diviene prioritario a livello locale fare scelte che stimolino, da un lato, lo sviluppo di una sensibilità adeguata negli enti locali preposti a stimolare l’agricoltura ad assumersi – a fronte di una remunerazione e di un riconoscimento adeguati – un ruolo che ancora non le è propriamente attribuito (si pensi al modo in cui è possibile impiegare il contoterzismo non agricolo o la sistemazione di parchi e giardini). L’analisi rileva il bisogno non solo di favorire la diffusione di tali forme di diversificazione dell’agricoltore, ma anche: lo sviluppo di capacità di visione strategica nella gestione dei territori, di aggiornamento e formazione soprattutto all’interno delle istituzioni. Richiede poi il coinvolgimento dell’agricoltore in percorsi formativi innovativi che gli consentano di apprezzare le opportunità e di intervenire sulla sua preparazione laddove carente (e non solo per quel che attiene l’aspetto più puramente manageriale). La Priorità 6 prevede la formazione come leva. Questa potrebbe essere un ambito su cui investire in modo innovativo e all’insegna dell’integrazione tra fondi. Tenendo a mente il carattere nuovo delle attività menzionate (i cui contorni e le implicazioni fiscali/normative non sono ancora del tutto chiari, come nel caso del contoterzismo non agricolo), andrebbe rivisto il modo in cui si approccia il design e la progettazione del momento formativo: esso non può essere disgiunto, infatti, dai bisogni che emergono dalla valorizzazione della conoscenza contestuale posseduta dall’agricoltore che sui territori opera.

Osservazioni fin qui pervenute:

20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Vedi Fabbisogno 8.
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Attualmente queste attività connesse vengono spesso percepite dalle aziende come lavori di manovalanza che richiedono un basso livello di professionalità. In realtà il lavoro di manutenzione del territorio andrebbe rivalutato a partire dal modo con cui si dovrebbero individuare le figure professionali, orientandosi verso la qualifica di “Operatore del paesaggio rurale”. Oggi mancano professionalità in grado di riconoscere tutelare, e manutentare le peculiarità paesaggistiche dei territori e dell’architettura rurale. Troppo spesso operazioni di sfalcio di aree verdi non produttive, di potature di alberature o di sistemazione dei suoli, creano danni ambientali alla biodiversità e agli ecosistemi agricoli, così come talvolta il restauro degli edifici rurali ci fa perdere, per una carente conoscenza degli operatori, elementi distintivi di particolare rilievo.

Fabbisogno 10:
Potenziare animazione e reti per lo scambio di good practices e accrescere la visibilità di attività dell’azienda agricola connesse alla cura del territorio rurale e all’artigianato

Favorire queste attività si scontra con una mancanza di governance che favorisca l’ascolto e la sintesi dei bisogni dei territori, poi da trasferirsi in richieste chiare da sottoporre agli agricoltori che abbiano intenzione di cimentarsi in attività connesse quali: contoterzismo non agricolo, artigianato e/o sistemazione di parchi e giardini ( ancora non diffuse). Dall’analisi è emerso anche per esse il bisogno di animare i territori e creare reti per diffondere conoscenza su casi di successo e su esperienze da emulare; esempi che testimoniano la possibilità che simili attività hanno di favorire l’incontro consapevole tra domanda di servizi e offerta degli stessi da parte dell’agricoltore. Questa necessità riguarda tutte le aree rurali: quelle più marginali e quelle più “urbanizzate”. In alcune – come la D e la C – si può far leva sulla presenza di giovani sensibili e dotati di capacità tecniche e manageriali più sviluppate.

Osservazioni fin qui pervenute:

20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Vedi Fabbisogno 8.

Proposte di fabbisogni dai Partner

Fabbisogni fin qui pervenuti:

12/09/2013 - FEDERAZIONE REGIONALE COLTIVATORI DIRETTI - Stato: Pubblicata
Le nuove possibilità di allargamento della funzione sociale dell’attività agricola creano i presupposti per nuove imprese. Il settore agricolo, non potendo delocalizzare e dimostrando di poter avere performance positive negli investimenti, potrà essere una interessante settore di investimento e di occupazione per coloro che a causa della crisi economica sono usciti dal mercato del lavoro o altresì vogliono trovarvi una prima occupazione. In un contesto quindi di una possibile interrelazione con eventuali fondi sociali, in tale azione si potranno formare e assistere delle imprese, che necessariamente, date le scarse dotazioni finanziarie avranno piccole superfici e che quindi dovranno prevedere progetti di produzione con prodotti ad elevato valore aggiunto con elevato indice di ore lavoro e con commercio diretto.
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Nuovo fabbisogno: governance regionale del turismo rurale Gli attori principali dello sviluppo rurale nel Veneto sono i GAL che operano da oltre 20 anni su aree rurali ben circoscritte del territorio regionale per favorire l’animazione e la crescita locale. Tale localizzazione garantisce da un lato una forte radicazione delle diverse iniziative sul territorio di pertinenza ma rischia d’altra parte di frammentare e disperdere gli interventi al di fuori di un indispensabile indirizzo regionale comune e condiviso. E’ fondamentale che gli interventi che sono orientati alla valorizzazione del Turismo rurale proposti da ciascun GAL siano strettamente connessi, nell’ambito della già efficace azione di coordinamento svolta dalla Direzione Piani e Programmi della Regione Veneto, ad una programmazione concertata con la Direzione Turismo e con la Direzione Promozione Turistica integrata al fine di garantire una strategia operativa regionale comune ed il raggiungimento di obiettivi pertinenti ed allineati con le necessità di effettivo sviluppo turistico del Veneto. Questo permetterebbe di poter valorizzare al massimo gli investimenti GAL dei progetti di turismo rurale in linea con i sempre più limitati finanziamenti disponibili nel bilancio regionale delle specifiche Direzioni coinvolte. Fondamentale risulta quindi la messa a punto di una strategia di promozione del territorio che tenga conto delle diverse risorse e strumenti a disposizione così come dei diversi soggetti operanti. Dal punto di vista degli strumenti si segnala che essendo gli strumenti web oggi di grande rilievo, il Sito regionale www.veneto.to dovrebbe essere la bussola di riferimento per tutte le promozioni turistiche previste nei vari nuovi progetti di turismo rurale che anche il prossimo PSR potrà incentivare. La creazione di nuovi siti internet promozionali per ogni progetto totalmente indipendenti e fini a se stessi, generano una proliferazione non coordinata di un alto numero di percorsi informativi digitali di varia qualità, frammenta l’azione informativa, diventa dispersivo e di difficile identificazione e utilizzo da parte del turista e rischia di alimentare a fine progetto il nutrito elenco di siti obsoleti purtroppo sempre più presenti nel web. Dal punto di vista dei soggetti si deve considerare la significativa difficoltà nella progettazione e realizzazione di iniziative turistiche orientate a veri e propri pacchetti rurali. Una causa di tale difficoltà sta anche nel complesso numero di figure chiave che sono a vario titolo coinvolte nella gestione di un pacchetto di turismo rurale che vanno dalla Guida accompagnatrice competente per il proprio territorio all’agriturismo o albergo orientato al rurale, dall’esperto di vacanza attiva al ristorante organizzato per servire prodotti tipici e ricette tradizionali, dall’agenzia/tour operator specializzato al caseificio/opificio attrezzato per ricevere gruppi di turisti, ecc. Per lavorare su tale criticità andrebbe valorizzato il ruolo dei soggetti già esistenti tra i quali si richiama il ruolo delle Strade del Vino (e così pure di altri prodotti) sono strutture qualificate ed organizzate proprio per proporre ai visitatori dei percorsi e delle iniziative capaci di accrescere la conoscenza del territorio rurale specifico, sono localizzate in aree di forte interesse rurale ed aggregano tra i propri soci sostenitori molte strutture che risultano indispensabili per fare turismo rurale (cantine ed enoteche, aziende agricole ed agrituristiche, alberghi, ristoranti, imprese artigiane, enti e associazioni locali, ecc.).
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Riconoscimento del ruolo del professionista singolo o associato quale figura abilitata alla formazione e assistenza.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
"Promuovere l'agricoltura urbana" (tema: URBAN-RURAL). In Europa e nel mondo occidentale, complice anche la crisi economica, si stanno moltiplicando le esperienze di agricoltura urbana, cioé attività di agricoltura e allevamento che trovano spazio all'interno delle aree urbane. Esperienze consolidate nelle metropoli del sud del mondo hanno mostrato come l'agricoltura urbana possa essere uno strumento interessante per migliorare la resilienza economica, sociale e ambientale dell'ambiente urbano, offrendo servizi ambientali e sociali. Anche nel Veneto cresce la domanda sociale per ampliare questo tipo di esperienze, per metterle in rete tra di loro, per farne strumenti di governance urbana. Nella particolare situazione urbana del Veneto, dove massima è la prossimità tra aree urbanizzate e aree coltivate, le aziende agricole situate in prossimità delle aree urbane potrebbero rivestire un ruolo chiave nello sviluppo dell'agricoltura urbana, sia in termini di gestione che di formazione. Si propone pertanto il seguente fabbisogno: promozione dell'agricoltura urbana in tutte le sue forme (come ad esempio "urban farm", orti sociali, orti urbani, parchi agricoli, ecc.) in quanto fattore di resilienza, censendo gli spazi adatti, mettendo in rete le esperienze già maturate, valorizzando il ruolo delle aziende agricole periurbane nella gestione degli spazi e nella formazione degli operatori.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
"Divulgazione best practices PSR on-line". I cittadini non sono sufficientemente informati sulle politiche agricole comunitarie e sui loro effetti sul territorio. Gli agricoltori dovrebbero poter attingere alle esperienze migliori dei loro colleghi. Sembra dunque necessario porsi il problema di migliorare la comunicazione pubblica dei risultati del PSR, diffondendo tra I cittadini e le aziende agricole informazioni sui casi più virtuosi di utilizzo dei fondi europei attraverso canali più efficaci che non la sola normale pubblicizzazione delle attività finanziate tramite apposizione di tabelle informative. Alcune prime esperienze già realizzate con successo indirizzano verso l'adozione di forme di divulgazione/disseminazione più interattive (ad es. filmati, rassegne, segnalazioni, concorsi e sondaggi on-line, ecc.), anche attraverso i social network.