Fabbisogno 1:
Biodiversità animale e vegetale

Incremento delle specie autoctone animali e vegetali tipiche degli ambienti naturali, attraverso il ripristino di condizioni di seminaturalità diffusa e la diffusione di “buone pratiche” complementari anche in relazione alla tutela delle specie naturali protette, ivi compreso il metodo di produzione biologico e di altri sistemi di certificazione del rispetto della biodiversità. Adozione di misure deterrenti per le specie selvatiche in sovrannumero, causa di danni alle coltivazioni, agli allevamenti e alle opere di difesa idraulica.

Osservazioni fin qui pervenute:

16/09/2013 - ENTE PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI - Stato: Pubblicata
La percentuale di SAU ricadente in aree tutelate è pari solo al 7%, ma questa porzione interessa le aree di maggior pregio ambientale dell’intera Regione. Agli agricoltori che operano in aree tutelate si richiede un impegno maggiore nell’attenzione alla tutela degli agroecosistemi, è quindi opportuno prevedere priorità di finanziamento ed un adeguato regime di premialità per le imprese agricole che operano all’interno di aree protette e/o inserite nella Rete Natura 2000. Inoltre queste aree sono quelle in cui va promossa e sostenuta la diffusione dell’agricoltura biologica, attraverso al creazione di “distretti del biologico”, anche con l’avvio di progetti congiunti tra parchi, che possono così realizzare azioni sinergiche per la promozione e valorizzaizone di produzioni di qualità legate ai territori di maggior pregio ambientale dell’intera Regione.
18/09/2013 - LIPU - LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI - Stato: Pubblicata
E' auspicabile l'adozione di misure per l'applicazione di tecniche di gestione dei prati da sfalcio di montagna favorevoli al Re di quaglie, uccello che nidifica a terra negli ambienti prativi alpini orientali. E’ auspicabile che misure simili vengano adottate anche dalle altre regioni che ospitano la specie: Friuli Venezia Giulia e Trento (nel cui PSR c’è già una misura del genere). Le misure deterrenti per le specie selvatiche autoctone devono essere incruente e approvate preventivamente da ISPRA. La condizione di soprannumero e i danni causati devono essere dimostrati da un soggetto terzo indipendente e scientificamente preparato e certificata dall’ISPRA.
19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Il Quadro Strategico Comune fornisce una direzione strategica chiara per il coordinamento settoriale e territoriale (art.10) identificando le strategie di sviluppo locale e l’approccio partecipativo come la base per una programmazione coordinata e integrata dei fondi strutturali europei al fine di promuovere la coesione territoriale (CE COM(2011)615 del 14/03/2012, para. 21, pag.8). I Gruppi di Azione Locale (GAL) delle aree montane venete, assieme all’UNCEM Veneto, hanno colto questa sfida avviando nel 2012 una consultazione partenariale. Il risultato di tale processo partecipativo è stato il Patto “Montagna Veneta 2020”, un Protocollo di Intesa dove sono state identificate le priorità di investimento del territorio, a valere su tutti e tre i fondi strutturali (FESR, FEASR, FSE) ed è stato proposto l’inserimento nel Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2014-2020, di un “Sottoprogramma tematico per le zone montane”. L’attività di animazione e consultazione, promossa da ogni GAL montano nel proprio territorio, e conclusasi ad agosto 2013, ha declinato le priorità indicate nel Patto in fabbisogni concreti, con il coinvolgimento attivo di 185 partner del territorio montano attraverso interviste semi strutturate, incontri individuali, questionari on-line, e focus group. Montagna Veneta 2020 ha identificato nel “Restaurare, mantenere e potenziare la biodiversità, comprese le aree di Rete Natura 2000 e i sistemi di coltivazione ad alto valore ambientale e lo stato dei paesaggi europei ….” una delle priorità di investimento per il territorio montano veneto come desunta dalle diverse priorità previste dai tre principali Fondi del Quadro Strategico Comune UE confermandosi come l’obiettivo specifico di maggior rilevanza nell’ambito della Priorità 4 FEASR (cfr. “Montagna Veneta 2020” pag. 16 e 20). La ricchezza della varietà floristica, faunistica e paesaggistica sono elementi di forza dei territori montani, identificati fra l'altro in un fitta rete di siti Natura 2000 e dal riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell'Umanità. Per esempio, nella provincia di Belluno la Rete Natura 2000 copre il 54% della superficie provinciale (Rapporto di analisi della Priorità 6, pg. 70), ed il 45% della superficie forestale. Le aree montane però, hanno vissuto (e continuano a vivere), il rimboschimento di aree prima utilizzate per attività agro-silvo-pastorali (perdita di SAU del 21% dal 2000 al 2010), fenomeno che incide notevolmente sulla biodiversità, intesa coma perdita della biodiversità naturale, delle varietà colturali e dei piccoli allevamenti, e della complessità paesaggistica che caratterizzano il territorio montano (“Rapporto di analisi per Priorità 4 e 5” INEA pg. 19). In questo contesto, la mancata attuazione, da parte della Regione, dei Piani di Gestione dei siti Rete Natura 2000, rimane un punto di debolezza che minaccia non solo la biodiversità, ma anche l’innesco di conflitti con le imprese e la cittadinanza per il prevalere di norme vincolistiche per nulla compensate. Risulta pertanto fondamentale (1) avviare la concreta attuazione dei Piani di Gestione Rete Natura 2000 per la salvaguardia della biodiversità; (2) supportare le imprese che operano all'interno dei siti Natura 2000 e che praticano forme di gestione di qualità (es. incentivando la qualità e non solo la quantità); e (3) valorizzare la conoscenza del vivere in montagna come mezzo per promuovere forme di protezione contestuali alla diversità di produzione (es. allevatori custodi).
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Il Quadro Strategico Comune fornisce una direzione strategica chiara per il coordinamento settoriale e territoriale (art.10) identificando le strategie di sviluppo locale e l’approccio partecipativo come la base per una programmazione coordinata e integrata dei fondi strutturali europei al fine di promuovere la coesione territoriale (CE COM(2011)615 del 14/03/2012, para. 21, pag.8). I Gruppi di Azione Locale (GAL) delle aree montane venete, assieme all’UNCEM Veneto, hanno colto questa sfida avviando nel 2012 una consultazione partenariale. Il risultato di tale processo partecipativo è stato il Patto “Montagna Veneta 2020”, un Protocollo di Intesa dove sono state identificate le priorità di investimento del territorio, a valere su tutti e tre i fondi strutturali (FESR, FEASR, FSE) ed è stato proposto l’inserimento nel Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2014-2020, di un “Sottoprogramma tematico per le zone montane”. L’attività di animazione e consultazione, promossa da ogni GAL montano nel proprio territorio, e conclusasi ad agosto 2013, ha declinato le priorità indicate nel Patto in fabbisogni concreti, con il coinvolgimento attivo di 185 partner del territorio montano attraverso interviste semi strutturate, incontri individuali, questionari on-line, e focus group. Montagna Veneta 2020 ha identificato nel “Restaurare, mantenere e potenziare la biodiversità, comprese le aree di Rete Natura 2000 e i sistemi di coltivazione ad alto valore ambientale e lo stato dei paesaggi europei ….” una delle priorità di investimento per il territorio montano veneto come desunta dalle diverse priorità previste dai tre principali Fondi del Quadro Strategico Comune UE confermandosi come l’obiettivo specifico di maggior rilevanza nell’ambito della Priorità 4 FEASR (cfr. “Montagna Veneta 2020” pag. 16 e 20). La ricchezza della varietà floristica, faunistica e paesaggistica sono elementi di forza dei territori montani, identificati fra l'altro in un fitta rete di siti Natura 2000 e dal riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell'Umanità. Per esempio, nella provincia di Belluno la Rete Natura 2000 copre il 54% della superficie provinciale (Rapporto di analisi della Priorità 6, pg. 70), ed il 45% della superficie forestale. Le aree montane però, hanno vissuto (e continuano a vivere), il rimboschimento di aree prima utilizzate per attività agro-silvo-pastorali (perdita di SAU del 21% dal 2000 al 2010), fenomeno che incide notevolmente sulla biodiversità, intesa coma perdita della biodiversità naturale, delle varietà colturali e dei piccoli allevamenti, e della complessità paesaggistica che caratterizzano il territorio montano (“Rapporto di analisi per Priorità 4 e 5” INEA pg. 19). In questo contesto, la mancata attuazione, da parte della Regione, dei Piani di Gestione dei siti Rete Natura 2000, rimane un punto di debolezza che minaccia non solo la biodiversità, ma anche l’innesco di conflitti con le imprese e la cittadinanza per il prevalere di norme vincolistiche per nulla compensate. Risulta pertanto fondamentale (1) avviare la concreta attuazione dei Piani di Gestione Rete Natura 2000 per la salvaguardia della biodiversità; (2) supportare le imprese che operano all'interno dei siti Natura 2000 e che praticano forme di gestione di qualità (es. incentivando la qualità e non solo la quantità); e (3) valorizzare la conoscenza del vivere in montagna come mezzo per promuovere forme di protezione contestuali alla diversità di produzione (es. allevatori custodi).
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Va tenuto in forte considerazione il contributo che anche i territori di pianura possono offrire alla biodiversità, anche al di fuori di aree protette già riconosciute. Tale tendenza va sostenuta e incoraggiata, garantendo in tale modo una maggiore diffusione di buone pratiche di “rinaturalizzazione” di aree, che contribuiranno a ridurre diffusi fenomeni di frammentazione ecologica, oltreché ad una riduzione del livello di CO2 nell’aria (collegamento Priorità 5 – Focus Area 5).
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Va tenuto in forte considerazione il contributo che anche i territori di pianura possono offrire alla biodiversità, anche al di fuori delle aree già protette e riconosciute. Tale tendenza va sostenuta e incoraggiata, garantendo in tale modo una maggiore diffusione di buone pratiche di “rinaturalizzazione” di aree, che contribuiranno a ridurre diffusi fenomeni di frammentazione ecologica, oltreché ad una riduzione del livello di CO2 nell’aria (collegamento Priorità 5 – Focus Area 5).
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
Per la salvaguardia della Biodiversità a/v si ritiene meritevole il metodo di produzione biologico con eventualmente altri sistemi di certificazione, che vanno incentivati rispetto ad azioni dirette all’incremento delle specie autoctone animali e la diffusione di “buone pratiche” e soprattutto ad azioni dirette al contenimento delle specie selvatiche, più di competenza di soggetti pubblici. Queste prescrizioni devono essere strutturate come delle opportunità e non rappresentare delle restrizioni con ulteriori costi per l’azienda.
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Si propone di riformulare il testo della prima parte del paragrafo come segue: “Individuazione di priorità conservazionistiche tra le specie ed i relativi habitat, non solo di interesse comunitario; individuazione di specie ed habitat “ombrello”, in grado di veicolare positivi effetti sulla biodiversità a scala regionale. Adozione di conseguenti azioni mirate all’incremento delle popolazioni di specie di interesse conservazionistico e all’incremento e miglioramento dello stato di conservazione dei relativi habitat vitali, ivi compresa la promozione di azioni strategiche, in particolare l’adozione di appropriati sistemi di certificazione/marchi collettivi del rispetto della biodiversità”. Riguardo questo fabbisogno va poi richiamata in modo esplicito l’importanza del ruolo delle aree della Rete Natura 2.000 che a livello regionale ricoprono 403.000 ha, dato che il PSR è uno dei Piani più efficaci per promuovere l’attuazione di quanto contenuto nei Piani di Gestione delle diverse aree SIC e ZPS.
23/09/2013 - AUTORITA' DI BACINO DEI FIUMI ISONZO, TAGLIAMENTO, PIAVE, BRENTA-BACCHIGLIONE - Stato: Pubblicata
Si suggerisce di incrementare la tecnica del “riposo colturale” (set aside) che, dalle statistiche, appare assolutamente marginale; questo intervento è particolarmente utile per favorire l’incremento di specie animali
23/09/2013 - AUTORITA' DI BACINO DEL FIUME ADIGE - Stato: Pubblicata
Si suggerisce di incrementare la tecnica del “riposo colturale” (set aside) che, dalle statistiche, appare assolutamente marginale; questo intervento è particolarmente utile per favorire l’incremento di specie animali
23/09/2013 - ANPA ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRODUTTORI AGRICOLI - Stato: Pubblicata
vanno mantenute le misure di sostegno per le razze in via di estinzione dell'attuale PSR. Va inoltre prevista la possibilità per gli allevatori di aumentare annualmente i capi allevati e richiesti a contributo, in quanto come oggi non possibile e Ciò sminuisce la possibilità di incoraggiare l'incremento dei capi di razze in via di estinzione. L'allevatore volendo incrementare ma non potendo aumentare il contributo ottenuto al primo anno impegno, non aumenta i capi delle razze. Anpa Veneto
24/09/2013 - ASSOCIAZIONE VENETA PRODUTTORI BIOLOGICI A.Ve.Pro.Bi. - RAPPRESENTANTE ASSOCIAZIONI VENETE DEI PRO - Stato: Pubblicata
BIODIVERSITA' ANIMALE: Sostenere i progetti di filiera che hanno come protagoniste le razze ovine autoctone del Veneto allevate con metodo biologico incentivando così quei tipi di allevamento che sono sostenibili da un punto di vista ambientale e territoriale. Incentivare progetti di allevamento biologico di ruminanti che puntano a razioni con basso contenuto di sostanza secca alimentare apportata da concentrati (max. 10% della razione giornaliera). Tale tendenza porterà ad allevare razze o incroci meno produttivi, ma che sapranno incentivare al meglio le caratteristiche fisiologiche di un ruminante che è quella di produrre sfruttando le risorse aziendali date da foraggi freschi od essicati. Sostenere l’apicoltura biologica di montagna, premiando le aziende che decidono di evitare il nomadismo dei propri alveari in zone collinari o di pianura dove i pericoli di tossicità per le api diventano sempre più pressanti.
24/09/2013 - AUTORITA' DI BACINO DEL FIUME PO - Stato: Pubblicata
sul tema Salvaguardia della biodiversità e ripristino del paesaggio (Focus area 4a), si rileva, come scritto nel Rapporto di analisi della Regione Veneto (INEA, versione 2/7/2013), che le aree soggette a tutela naturalistica si concentrano soprattutto lungo i principali fiumi e nelle zone lagunari-costiere, dove sono presenti ecosistemi (naturali e agricoli) di alto valore naturale, ma anche delicati. Si rileva inoltre che in base alla classificazione delle aree agricole ad alto valore naturale (AVN, Rete Rurale Nazionale, 2012), le aree agricole a più alto valore naturale si concentrano a ridosso del lago di Garda e lungo il Po. Infine, il documento evidenzia l’importanza di conservare e incrementare la dotazione arborea e arbustiva, scarsamente presente in pianura (punto di debolezza dell’analisi SWOT), dove invece assume un ruolo strategico rispetto al paesaggio agrario veneto (quale elemento identitario) e rispetto al contributo di biodiversità naturale, poiché contribuisce alla conservazione di specifici habitat per la conservazione di un numero elevato di specie e contrasta la frammentazione ecologica e la banalizzazione del paesaggio agrario. Al quadro delineato, si ritiene opportuno contribuire con gli esiti dell’attività di valutazione della biodiversità a scala di paesaggio e degli usi e coperture del suolo, nonchè della loro variazione temporale (1954-2000), eseguito dall’AdBPo in collaborazione con il Politecnico di Milano, l’Università di Pavia e l’Università di Milano (Autorità di bacino del Fiume Po: Progetto di rinaturazione e riqualificazione ambientale delle fasce fluviali del fiume Po, 2006), utilizzando come indicatore per la biodiversità LBI (Landscape Biodiversity Index) e per gli usi e coperture del suolo le superfici ripartite in 31 classi. Da queste analisi risulta che per la regione fluviale del Po (fascia A e B) da Torino al Delta vi è stata una tendenza al consumo delle coperture naturali che hanno lasciato spazio alle coperture agricole (cresciute di oltre 9600 ha in poco più di 40 anni). Tale trasformazione ha costituito un significativo impoverimento dell’ambiente fluviale con una tendenza alla banalizzazione del paesaggio, alla frammentazione degli ambienti riparali e alla perdita di diversità. Particolarmente forte è stata la contrazione di usi e coperture naturaliformi, di quasi 11.000 ettari, equivalenti al -25% della consistenza al 1954 (che tocca punte del -47% per le aree a bosco) a vantaggio di usi e coperture agricoli, incrementati del 18% circa. Si evidenzia inoltre che nella categoria agricolo sono incrementati soprattutto i pioppeti ( 4629 ha) e i seminativi specializzati ( 8427 ha), oggi monocolturali e spesso in monosuccesione, che hanno sostituito i ben più estensivi e complessi seminativi arborati, ormai del tutto scomparsi. Le aree artificializzate (comprendenti l’urbanizzato, le discariche e le aree ad attività estrattiva) sono incrementate del 291%. Per la parte veneta della regione fluviale del Po analizzata (3600 ha circa, corrispondenti al 3,6%), si registra una tendenza diversa: una leggera contrazione per le aree agricole e naturali (o naturaliformi), contenuta entro il 2%, una forte crescita delle aree artificializzate (138%), molto al di sotto dell’incremento medio dell’intera superficie studiata. Con riferimento alla biodiversità, si registra una significativa contrazione nel tratto medio del fiume Po (Lombardia ed Emilia-Romagna), mentre le variazioni per i tratti piemontese e veneto risultano di modesta entità. Si ritiene pertanto opportuno promuovere azioni integrate di conservazione e di incremento delle emergenze naturali e agricole attualmente presenti, di controllo delle specie alloctone invasive, di strutturazione della rete ecologica, a partire dalle aree già attualmente soggette a tutela naturalistica, implementate anche con nuovi elementi nella matrice agricola di pianura dove il paesaggio è più banalizzato e la biodiversità naturale più compromessa. Queste azioni possono essere proposte non solo tramite misure specifiche del PSR, ma anche tramite Progetti collettivi di tipo ambientale, con maggiore efficienza, che potrebbero essere costruiti integrando tra loro gli studi e le iniziative progettuali già esistenti, alcuni dei quali sopra citati (AVN - Rete Rurale Nazionale, 2012; Progetto di rinaturazione e riqualificazione ambientale delle fasce fluviali del fiume Po – Autorità di bacino del fiume Po, 2006; Rete Natura 2000; Carta della Natura – ARPAV, 2010; FarmlandBird Index – FBI – Rete Rurale Nazionale e LIPU, 2012; PTRC – Regione Veneto, 2009).
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Si ritiene indispensabile svolgere in questo contesto riferimenti specifici a Natura 2000. Sarebbe utile, in particolare, un riferimento più specifico alla qualità degli habitat e degli habitat di specie.
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Sono assolutamente da prevedere finanziamenti specifici per la gestione e l'implementazione delle misure di Conservazione nelle aree Natura 2000, ovvero andrebbero adeguatamente finanziati quegli interventi (forestali ma non solo), che permettono di raggiungere gli obiettivi di conservazione per cui le aree rete Natura 2000 sono state create.

Fabbisogno 2:
Salvaguardia della qualità ecologica e paesaggistica del territorio rurale

Riqualificazione dei paesaggi rurali ordinari attraverso il mantenimento e il miglioramento dei sistemi prativi e pascolivi, l’implementazione e messa a sistema di siepi, fasce tampone, boschetti e agroforestazione, l’impiego di colture, rotazioni e sistemazioni agrarie idonee al miglioramento della connettività ecologica e dell’identità dei luoghi. Conservazione attiva dei paesaggi rurali storici e dei loro elementi testimoniali.

Osservazioni fin qui pervenute:

18/09/2013 - LIPU - LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI - Stato: Pubblicata
- A fronte di una riduzione della superficie a prati permanenti e pascoli (-19% tra 2000/2010) viene individuata solo la necessità di mantenimento (e miglioramento) dei sistemi prativi e pascolivi esistenti. Occorrerebbe cercare di invertire il trend negativo attraverso il recupero e il mantenimento di sistemi prativi e pascolativi abbandonati nelle aree montane (attraverso una maggiore diffusione dell’agricoltura e del pascolo estensivo condotto senza sovraccaricare con numeri eccessivi di animali pascolanti) e attraverso la conversione dei seminativi in prati stabili oppure di terreni che insistonoanche in aree periurbane e/o improduttive nelle aree di pianura. Una particolare attenzione va posta per i prati magri la cui conservazione può essere realizzata mediante l’utilizzo di corretti sistemi di sfalcio e l’esclusione o la forte limitazione del pascolamento al loro interno. - Tra gli elementi seminaturali tipici del paesaggio agrario da implementare non sono indicate le zone umide. Il loro ripristino è prioritario in prossimità delle aree costiere e lagunari (attorno alle zone umide esistenti), nelle aree agricole caratterizzate da agricoltura intensiva e alla foce dei fiumi, anche con finalità di fitodepurazione. - All’interno delle aree golenali le coltivazioni di pioppo generalmente rimpiazzano i boschi ripari naturali che svolgono insostituibili funzioni quali il consolidamento delle sponde e l’effetto tampone nei confronti degli inquinanti. Per il ripristino degli equilibri funzionali svolti dalle formazioni forestali nelle aree golenali, occorre prevedere pertanto la graduale conversione dei pioppeti artificiali in boschi ripariali naturali, o perlomeno l’introduzione di impianti a ciclo produttivo di lungo termine che presentino un’adeguata complessità e diversificazione nella composizione e nella struttura che garantisca le funzioni normalmente assolte dai boschi ripariali naturali. Infine, occorre prevedere delle misure agroambientali per i pioppeti (ad esempio inerbimento e rilascio dello strato arbustivo) al fine di aumentarne la naturalità e ridurne l'impatto sugli ambienti perifluviali. - Prevedere misure per la gestione dei corsi d’acqua minori e dei canali di irrigazione rispettosi della vegetazione ripariale che svolge un’importante funzione di fitodepurazione e di consolidamento dei terreni nonché rappresenta un’area di rifugio e di riproduzione per la fauna. Come previsto dal Piano di tutela delle acque occorre preservare il più possibile la vegetazione ripariale, salvaguardando nel contempo la funzionalità del corso d’acqua. La pulitura e l’eventuale risagomatura devono avvenire in periodi di minor impatto per la fauna e la flora di pregio presenti e nei modi più consoni alla conservazione di ovature e macroinvertebrati. In particolare durante il periodo estivo va evitato il prosciugamento della rete idrica minore al fine di preservare lo sviluppo larvale di insetti predatori a come libellule, coleotteri ecc., degli anfibi e degli avannotti di pesce.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P4.1-F.01 i partner montani sottolineano come l’obiettivo della conservazione della biodiversità si intersechi per molti aspetti a quello della tutela e valorizzazione del paesaggio agricolo (cfr. “Relazione di Valutazione intermedia PSR 2007-2014 del Veneto” pag.192), aspetto quest’ultimo nei confronti del quale l’erogazione di contributi risulta ampiamente motivata dal punto di vista sociale (cfr. “Relazione di Valutazione intermedia PSR 2007-2014 del Veneto” pag.71) e viene riconosciuta dalle Misure di sostegno allo sviluppo rurale del FEASR (art. 28, 31, 32) anche per le aree montane (art. 33). Nelle zone montane, infatti, il forte fenomeno di spopolamento e invecchiamento, di perdita di SAU, e diminuzione del numero di aziende, soprattutto delle micro-imprese (cfr. “Rapporto di analisi per Priorità 4 e 5” INEA pag. 6, 10 e 13) mostra come questi aspetti siano intimamente connessi tra di loro, a conferma della “duplice attitudine” caratterizzante le imprese agricole di montagna (funzione ambientale e produttiva). Risulta pertanto prioritario per la salvaguardia paesaggistica garantire il ruolo multifunzionale delle imprese agricole (cfr. “Agenda delle priorità strategiche regionali per il sistema agricolo e rurale” pag. 26, priorità 17) attraverso opportune misure - anche derivanti dalla concreta attuazione dei Piani di Gestione Rete Natura 2000 così come proposto ad integrazione del Fabbisogno 4.a.1,e promuovendo tutte quelle azioni implementate in una logica di filiera per aumentarne l’impatto e favorire l’integrazione di agrofiliere/agroecositemi con particolare riguardo alla Priorità 3 fabbisogno 3.1.4 e 3.1.5 (“Relazione di Valutazione intermedia PSR 2007-2014 del Veneto” pag. 241). Azioni in questo senso potrebbero incentivare interventi di manutenzione del territorio da parte di imprenditori agricoli e forestali, cooperative, Regole e comunioni familiari, per il recupero di aree rimboschite e di aree a prato-pascolo, e per avviare il recupero funzionale, e non solo strutturale, delle malghe (vd. Collegamento con Priorità 2).
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Si sottolinea la necessità di provvedere ad una più efficace riqualificazione dei segni distintivi e qualificanti del paesaggio rurale del Veneto, compreso quello della pianura, ricco di testimonianze ancora attive e presenti della nostra storia e cultura (manufatti rurali, opere di bonifica, filari alberati, prati stabili, rete idrica – fiumi e canali, ecc.). Attenzione particolare va posta alla sensibilizzazione di agricoltori e in generale dei cittadini Veneti (cui dovrebbe essere demandata la manutenzione/cura del territorio) sull’eredità ancora presente. Gli interventi dovranno, quindi, anche essere mirati ad una maggiore comprensione di tale eredità, che nel contempo possa ridurre il perdurarsi di una sua “manomissione” in favore di un esponenziale aumento dei processi di consumo del suolo (es. aumento della cementificazione e della infrastrutturazione stradale), evitando successive dispersioni di risorse investite e accentuando così la valorizzazione del paesaggio rurale.
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
Per la salvaguardia della qualità ecologica e paesaggistica del territorio rurale sono importanti interventi tesi al mantenimento e al miglioramento dei sistemi prativi, pascolativi e delle zone umide (oltre ai sistemi agroforestali, introdurre anche i sistemi acquatici: risaie, valli da pesca, laghetti, ecc.) che devono sostenere concretamente le aziende riconoscendo loro anche l’importantissima funzione di salvaguardia ambientale, compensando economicamente l’attività agricola, in particolare nei territori di difficile coltivazione e nelle zone pedemontane e montane; l’implementazione e messa a sistema di siepi, fasce tampone, boschetti e agroforestazione, deve continuare per garantire una continuità e ulteriore incremento del precedente PSR e per la loro valenza nella conservazione della biodiversità e del paesaggio. Per l’agroforestazione è opportuno estendere gli interventi non solo alle componenti naturalistiche ma anche a quelle di tipo produttivo, in particolar modo in pianura. Da ben definire l’impiego di colture, rotazioni e sistemazioni agrarie idonee al miglioramento della connettività ecologica e dell’identità dei luoghi. Per la conservazione attiva dei paesaggi rurali storici e dei loro elementi testimoniali (da individuare meglio cosa si intende) si rimanda ad altri soggetti non del mondo agricolo, comunque all’uso di strumenti finanziari diversi dal PSR.
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Da lungo tempo le sperimentazioni agronomiche ed ecologiche evidenziano l’importanza di opportuni avvicendamenti/rotazioni per ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura (minor richiesta di fitofarmaci e fertilizzanti) e creare condizioni più adatte a livelli qualitativi (numerosi indici) della biocenosi agricola . Tale necessità è già evidenziata in diversi documenti di analisi e provvedimenti europei (ad es. direttiva 2009/128/CE e le misure per la condizionalità in vigore e in discussione per la definizione della nuova fase della politica agricola comunitaria) ma non trova ancora significativa applicazione, tale da far percepire la reale modifica di un trend consolidato. Vi è pertanto il fabbisogno di creare le condizioni per una diffusa applicazione di avvicendamenti/rotazioni, anche complessi, che inneschino un circolo virtuoso di cambiamenti ambientali. Poiché l’attuazione di questo comporta costi, almeno iniziali, apprezzabili per aziende fortemente specializzate (e quindi semplificate) dovrebbe essere significativamente stimolata e premiata l’introduzione di (facilmente verificabili) avvicendamenti triennali o più lunghi. Il rapporto di analisi non approfondisce poi adeguatamente il ruolo che la rete idrica superficiale (torrenti, fiumi, canali artificiali) ha nella conservazione della biodiversità e nel ripristino del paesaggio. Il progetto SIGRIA ha recentemente evidenziato l’enorme importanza della rete idrografica regionale, sia da un punto di vista paesaggistico-ambientale che da un punto di vista produttivo, turistico, etc. Nell’ultimo decennio in Italia e nel Veneto in particolare si è diffuso il concetto di riqualificazione fluviale (vedi www.cirf.org) e numerose sono state le esperienze (progetti pilota, corsi di formazione, etc.) che hanno avuto per tema la riqualificazione fluviale. In particolare la Regione ha recentemente finanziato alcune iniziative realizzate da Veneto Agricoltura, culminate nella pubblicazione del Manuale per la gestione ambientale dei corsi d'acqua a supporto dei Consorzi di bonifica (2011). Si propone di dare maggior enfasi al tema della riqualificazione dei corsi d’acqua, accanto a quella dei sistemi prativi, pascolivi, del fuori foresta, etc. Altro tema di grande rilievo è quello della ricomposizione paesaggistica nelle aree interessate da infrastrutture ad elevato impatto, quali autostrade, linee ad alta velocità, etc. Il contributo che può essere dato dagli elementi del fuori foresta dovrebbe essere enfatizzato proprio in questi casi. Si sottolinea infine il tema del mantenimento dei tipici paesaggi alpini e si pone l’attenzione al tema della ristrutturazione di vecchie malghe abbandonate perché prive di reddito in quanto non accessibili (senza strade, solo sentieri….) ma di enorme valore storico-architettonico-ambientale con elevatissime potenzialità per un utilizzo come attività agrituristica-ricreativa, per attività di studio, ricerca ed osservazioni faunistiche. A proposito del valore paesaggistico si veda anche quanto espresso nell’osservazione al Fabbisogno 6.2-F.1 e F.2 della Priorità 6.
20/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al fabbisogno 1 (focus area "biodiversità") i partner montani sottolineano come l’obiettivo della conservazione della biodiversità si intersechi per molti aspetti a quello della tutela e valorizzazione del paesaggio agricolo (cfr. “Relazione di Valutazione intermedia PSR 2007-2014 del Veneto” pag.192), aspetto quest’ultimo nei confronti del quale l’erogazione di contributi risulta ampiamente motivata dal punto di vista sociale (cfr. “Relazione di Valutazione intermedia PSR 2007-2014 del Veneto” pag.71) e viene riconosciuta dalle Misure di sostegno allo sviluppo rurale del FEASR (art. 28, 31, 32) anche per le aree montane (art. 33). Nelle zone montane, infatti, il forte fenomeno di spopolamento e invecchiamento, di perdita di SAU, e diminuzione del numero di aziende, soprattutto delle micro-imprese (cfr. “Rapporto di analisi per Priorità 4 e 5” INEA pag. 6, 10 e 13) mostra come questi aspetti siano intimamente connessi tra di loro, a conferma della “duplice attitudine” caratterizzante le imprese agricole di montagna (funzione ambientale e produttiva). Risulta pertanto prioritario per la salvaguardia paesaggistica garantire il ruolo multifunzionale delle imprese agricole (cfr. “Agenda delle priorità strategiche regionali per il sistema agricolo e rurale” pag. 26, priorità 17) attraverso opportune misure - anche derivanti dalla concreta attuazione dei Piani di Gestione Rete Natura 2000 così come proposto ad integrazione del Fabbisogno 4.a.1,e promuovendo tutte quelle azioni implementate in una logica di filiera per aumentarne l’impatto e favorire l’integrazione di agrofiliere/agroecositemi con particolare riguardo alla Priorità 3 fabbisogno 3.1.4 e 3.1.5 (“Relazione di Valutazione intermedia PSR 2007-2014 del Veneto” pag. 241). Azioni in questo senso potrebbero incentivare interventi di manutenzione del territorio da parte di imprenditori agricoli e forestali, cooperative, Regole e comunioni familiari, per il recupero di aree rimboschite e di aree a prato-pascolo, e per avviare il recupero funzionale, e non solo strutturale, delle malghe (vd. Collegamento con Priorità 2).
23/09/2013 - AUTORITA' DI BACINO DEI FIUMI ISONZO, TAGLIAMENTO, PIAVE, BRENTA-BACCHIGLIONE - Stato: Pubblicata
Compatibilmente con le esigenze di sicurezza e officiosità idraulica, occorre perseguire la rinaturazione dei corsi d’acqua minori favorendo lo sviluppo della vegetazione ripariale. Il corso d’acqua, con le sue fasce ripariali laterali, costituisce l’occasione per la formazione di un corridoio fluviale capace di garantire una continuità ecologica sul territorio. Per quanto riguarda la componente acquatica dell’ecosistema, è elevata anche la capacità di offrire nicchie ecologiche specializzate, tali da consentire lo sviluppo di comunità ittiche e bentoniche sufficientemente articolate. Di rilievo è la formazione delle fasce di transizione ripariali per il ruolo ecologico che possono offrire attraverso la formazione di habitat idonei a numerose specie di interesse scientifico e naturalistico della fauna e della vegetazione acquatica
23/09/2013 - AUTORITA' DI BACINO DEL FIUME ADIGE - Stato: Pubblicata
Compatibilmente con le esigenze di sicurezza e officiosità idraulica, occorre perseguire la rinaturazione dei corsi d’acqua minori favorendo lo sviluppo della vegetazione ripariale. Il corso d’acqua, con le sue fasce ripariali laterali, costituisce l’occasione per la formazione di un corridoio fluviale capace di garantire una continuità ecologica sul territorio. Per quanto riguarda la componente acquatica dell’ecosistema, è elevata anche la capacità di offrire nicchie ecologiche specializzate, tali da consentire lo sviluppo di comunità ittiche e bentoniche sufficientemente articolate. Di rilievo è la formazione delle fasce di transizione ripariali per il ruolo ecologico che possono offrire attraverso la formazione di habitat idonei a numerose specie di interesse scientifico e naturalistico della fauna e della vegetazione acquatica
23/09/2013 - ANPA ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRODUTTORI AGRICOLI - Stato: Pubblicata
la diminuzione sempre più crescente di prati e pascoli in montagna, impone la necessità di recuperare a prato e a pascolo territori che sono stati invasi dal bosco. Va pertanto prevista la possibilità di riconvertire e sostenere finanziariamente programmi di recupero di boschi a prato e a pascolo presentati dalle aziende agricole. Le limitazioni poste dalla Mis. 216 fini non produttivi non permentton oqueste riconversioni. Inoltre prevedere nelle riconversion ianche il sostegno alle recinzioni fisse per pascolamento animali, solo così il prato pascolo rimarrà gestito e funzionale nel tempo. Anpa Veneto
23/09/2013 - ANPA ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRODUTTORI AGRICOLI - Stato: Pubblicata
la diminuzione sempre più crescente di prati e pascoli in montagna, impone la necessità di recuperare a prato e a pascolo territori che sono stati invasi dal bosco. Va pertanto prevista la possibilità di riconvertire e sostenere finanziariamente programmi di recupero di boschi a prato e a pascolo presentati dalle aziende agricole. Le limitazioni poste dalla Mis. 216 fini non produttivi non permettono queste riconversioni ( destinazione finale sfalcio distruzione e non alimentazione animali). Inoltre prevedere nelle riconversioni anche il sostegno alle recinzioni fisse per pascolamento animali, solo così il prato pascolo rimarrà gestito e funzionale nel tempo. Anpa Veneto
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Anche in questo contesto, come nel precedente, si ritiene indispensabile svolgere riferimenti specifici a Natura 2000 (habitat e habitat di specie).
24/09/2013 - COPAGRI REGIONALE VENETO - Stato: Pubblicata
Per la salvaguardia dei prati e pascoli sia di montagna che di pianura sono indispensabili misure di aiuto specifiche. Nelle prossime misure, la presenza di alberi sparsi o siepi (entro certi limiti) che contribuiscono alla qualità ecologica del paesaggio, non devono rappresentare un motivo di riduzione degli aiuti a superficie. Vanno previsti aiuti per la messa a sistema delle siepi, boschetti, fasce tampone ed anche, almeno in alcune aree, dei rimboschimenti costituiti con il Reg. Cee 2080/92.
24/09/2013 - ASSOCIAZIONE VENETA PRODUTTORI BIOLOGICI A.Ve.Pro.Bi. - RAPPRESENTANTE ASSOCIAZIONI VENETE DEI PRO - Stato: Pubblicata
ZONE MONTANE: Recentemente si sta verificando una diminuzione delle superfici prative e pascolive della montagna veneta per dar spazio a colture ad alta specializzazione, come la vite. Questo comporterà, nel tempo, un aumento dell'uso di pesticidi in zone da sempre vocate alla pastorizia e alla forestazione e quindi fonte di biodiversità e tutela del paesaggio. Non si comprende l'esigenza di coltivare la vite, o altre specie frutticole e orticole (ad esempio le fragole fuori suolo), a quote oltre i 700 metri di altitudine in zone dove le comunità locali si sono dedicate alla valorizzazione del proprio territorio sia dal punto di vista turistico che paesaggistico. Si rende pertanto opportuno che nel nuovo PSR venga posta un'attenzione particolare a questo aspetto, per disincentivare la messa in opera di questi nuovi impianti e per favorire, invece, la conservazione e l'aumento di tutte quelle buone pratiche agricole e forestali orientate alla salvaguardia del territorio e della salute dei consumatori. ZONE DI PIANURA: In molte zone della pianura veneta le siepi e i boschi sono diventate quasi inesistenti dimenticando le loro molteplici funzioni (frangivento, legna da ardere, rifugio per insetti utili ed uccelli, fioriture scalari per la produzione di mieli, ecc). Il nuovo PSR, per fronteggiare la scomparsa di siepi e boschi e per riqualificare il paesaggio rurale, dovrà prevedere il sostegno alla creazione di fasce tampone e impianti di siepi di specie autoctone e al mantenimento di quelle esistenti. Anche il mantenimento e l'incremento di prati e pascoli di pianura si inserisce in questa visione di miglioramento dei terreni agrari e della salubrità ambientale. I limiti delle monocolture e degli allevamenti intensivi (Sharka del pesco, PSA dei Kiwi, Colpo di fuoco batterico delle pomacee, Flavescenza dorata della vite, Influenza aviaria) sono ormai conosciuti da tutti. L'agricoltura biologica e biodinamica sono, da sempre, i sistemi agricoli che operano in tal senso, è quindi fondamentale che le azioni del PSR prevedano aiuti alle aziende che operano e opereranno per applicare gli interventi di salvaguardia sopra indicati.

Fabbisogno 3:
Mantenimento dell'equilibrio funzionale negli ecosistemi forestali

Garantire la stabilità bioecologica, strutturale, meccanica e di autodifesa delle foreste nei confronti dei cambiamenti climatici e degli attacchi parassitari. Assicurare la biodiversità compositiva e la pianificazione delle foreste anche come elemento di prevenzione di eventi calamitosi (incendi e disastri naturali) e migliorare la relativa componente paesaggistica, con una armonica alternanza bosco-non bosco e conseguente protezione delle fasce ecotonali.

Osservazioni fin qui pervenute:

18/09/2013 - LIPU - LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI - Stato: Pubblicata
- Oltre a quanto indicato, occorre prevedere misure specifiche per incrementare la biodiversità dei boschi e la rinnovazione naturale (anche rivolte agli enti pubblici ed alle amministrazioni locali) tramite un aumento della struttura disetanea (soprattutto per i boschi derivati da rimboschimenti obsoleti e/o impianti per la produzione a ciclo breve), la conversione dei cedui ad alto fusto, il rilascio di esemplari morti o deperienti (quando tale componente scarseggia), nonché di alberi con cavità, l’eradicazione di specie alloctone, un adeguato sviluppo degli strati sottostanti (arbustivo ed erbaceo) e infine la rinaturalizzazione degli imboschimenti. In particolare, la conversione dei cedui in alto fusto può essere una buona soluzione ambientale per quei cedui invecchiati caratterizzati da un eccesso di materiale, anche morto, che causa una tale dilatazione dei tempi necessari alla rinnovazione naturale da mantenerli prettamente coetanei e con scarsa biodiversità (ad es. situazione presente in Altopiano d’Asiago).
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
In riferimento a questo fabbisogno, è meritevole l’aspetto della pianificazione delle foreste anche come elemento di prevenzione di eventi calamitosi e della relativa componente paesaggistica, privilegiando interventi da parte di aziende agricole e imprese agroforestali ubicate nel territorio.
23/09/2013 - ANPA ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRODUTTORI AGRICOLI - Stato: Pubblicata
armonica alternanza bosco-non bosco. Questo aspetto si riesce a realizzarlo permettendo la riconversione di boschi invasivi a prato e pascolo fini produttivi come previsto dalla recente modifica legge regionale. Quindi favorire la riconversione di prati e pascoli dentro ampie zone di territorio oggi a bosco, con realizzazione anche di viabilità interpoderale per la gestione dei pascoli da parte delle aziende, che diversamente non sarebbero in grado di accedere alle relative aree. Anpa Veneto
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Con riferimento a: "Garantire la stabilità bioecologica, strutturale, meccanica e di autodifesa delle foreste nei confronti dei cambiamenti climatici e degli attacchi parassitari. Assicurare la biodiversità compositiva e la pianificazione delle foreste anche come elemento di prevenzione di eventi calamitosi (incendi e disastri naturali) e migliorare la relativa componente paesaggistica, con una armonica alternanza bosco-non bosco e conseguente protezione delle fasce ecotonali (F3 / D12D14 / O18 /M24M25: sembra un'affermazione in contrasto con l’orientamento generale che pare quello di non fare più pianificazione ma solo “piani dei tagli”.
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
I contributi per interventi di miglioramento boschivo in senso lato, da mantenere assolutamente, è preferibile comportino una copertura di spesa al 100% (come era negli ultimi bandi), piuttosto che percentuali inferiori. In caso di scarsità di risorse, è piuttosto preferibile diminuire l'entità del contributo ad ettaro, èer esempio invece dei 7.500 euro/ha si può arrivare a 5.500-6000 pur restando il contributo "appetibile"; è inutile in questo ambito una diversità di trattamento, tra enti pubblici ed imprese private; vanno attentamente valutate le priorità di punteggio per l'accesso, ad esempio evitando che la quota (livello sul mare) o comunque l'appartenenza ad un comune montano siano elementi di priorità e dando invece valore alla presenza delle aree natura 2000.

Fabbisogno 4:
Valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura

Valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura, basata sul sistema di allevatori e agricoltori “custodi” che operano per la conservazione in situ delle razze animali e varietà vegetali a rischio di estinzione ed erosione genetica presenti nel territorio e sulla rete regionale della biodiversità agraria finalizzata alla raccolta, conservazione, caratterizzazione e valorizzazione delle risorse genetiche locali.

Osservazioni fin qui pervenute:

18/09/2013 - LIPU - LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI - Stato: Pubblicata
- Oltre alla tutela delle razze animali e delle varietà vegetali di tipo alimentare, occorre prevedere anche la conservazione/diffusione degli ecotipi locali delle specie vegetali che compongono i prati stabili, attraverso l’utilizzo di miscugli di sementi ottenute da prati stabili storici locali. Per raggiungere tale scopo ci si può avvalere di un’opportunità che è recentemente maturata, consistente nel Decreto legislativo 14.08.2012 n° 148. Con esso viene consentita la commercializzazione delle miscele di sementi di piante foraggere di vari generi, specie e se del caso sottospecie, destinate a essere utilizzate per la preservazione dell'ambiente naturale, con alcuni vincoli, fra i quali quello di individuare le zone fonte all’interno dei siti della rete Natura 2000. Prima di questo decreto l’unico tipo di commercializzazione di sementi consentito era quello in purezza, mentre era vietata la commercializzazione di miscele di semi di piante foraggere ottenute direttamente dalla loro raccolta nei prati da foraggio.
19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P4.1-F.01(focus area biodiversità), nel corso delle consultazioni territoriali montane é emerso come il sistema attualmente esistente di incentivi economici a chi alleva o coltiva una determinata specie autoctona in via di estinzione non siano molto efficaci. Gli interessati segnalano che sarebbe molto più efficiente sostenere la produzione dei prodotti che ne derivano. Ad esempio, si suggerisce permettere un accesso privilegiato e a minor costo ai marchi collettivi e ai fondi per la promozione agroalimentare, di modo che la produzione sia in grado di autosostenersi economicamente, senza dipendere esclusivamente dai contributi.
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P4.1-F.01 (focus area biodiversità), nel corso delle consultazioni territoriali montane é emerso come il sistema attualmente esistente di incentivi economici a chi alleva o coltiva una determinata specie autoctona in via di estinzione non siano molto efficaci. Gli interessati segnalano che sarebbe molto più efficiente sostenere la produzione dei prodotti che ne derivano. Ad esempio, si suggerisce permettere un accesso privilegiato e a minor costo ai marchi collettivi e ai fondi per la promozione agroalimentare, di modo che la produzione sia in grado di autosostenersi economicamente, senza dipendere esclusivamente dai contributi.
20/09/2013 - GAL - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI PIANURA - Stato: Pubblicata
Non vanno sottovalutate le iniziative già portate avanti da alcuni imprenditori agricoli, pionieri nella “custodia” delle risorse genetiche, che oltre ad aver coinvolto nella raccolta altri imprenditori privati, tentano di trasformare il patrimonio così costituito in un percorso didattico e di sensibilizzazione rivolto a tutti, fondamentale per la salvaguardia dell’eredità genetica.
20/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
Condividiamo il fabbisogno con l’attenzione di non disperdere risorse ulteriormente
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Per la tutela della biodiversità agraria si deve puntare ad estendere i contributi anche alla conservazione delle tante razze e cultivar fino ad ora escluse (vedi pag. 25 del Rapporto di Analisi). Deve inoltre essere fatto il possibile per un “ritorno al mercato” delle razze e delle cultivar che già hanno beneficiato di azioni di sostegno, al fine di affrancare la loro conservazione dal continuo ricorso al sostegno pubblico.
22/09/2013 - CRA - CENTRO DI RICERCA PER LA VITICOLTURA - Stato: Pubblicata
Mantenere il sostegno pubblico per la conservazione di nuclei di germoplasma nelle migliori condizioni e secondo i più recenti standard raccomandati e condivisi a livello internazionale. Aggiornare l’elenco delle specie e varietà vegetali / razze animali da conservare. Il Veneto è un'importantissima banca di germoplasma di varietà di gelso (circa 50) e di baco da seta (circa 200) conservati presso il CRA-API di Padova. In Europa esiste una sola altra banca di germoplasma analoga, anche se qualitativamente inferiore, e, nel mondo, le banche genetiche di questa rilevanza per queste specie sono meno di una decina. Potere diffondere per la conservazione ex-situ in Veneto le specie in oggetto, in particolare il gelso, e riprendere l'allevamento in azienda del baco da seta, sarebbe un esempio invidiabile di attiva valorizzazione di risorse genetiche preziose e al momento utilizzate più in paesi esteri (con cui CRA-API collabora) che in Italia.
23/09/2013 - ASSOCIAZIONE VENETA PRODUTTORI BIOLOGICI A.Ve.Pro.Bi. - RAPPRESENTANTE ASSOCIAZIONI VENETE DEI PRO - Stato: Pubblicata
La valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura legata a varietà e razze locali può portare benefici dal punto di vista economico ed ambientale al sistema produttivo agricolo del Veneto in quanto in grado di: promuovere un miglioramento della competitività per alcune tipologie di aziende agricole, mediante la valorizzazione di produzioni di nicchia ad elevato valore aggiunto, in grado di superare il sistema produttivo basato sulle commodities o su prodotti la cui materia prima sia di origine indifferenziata; migliorare la sostenibilità delle produzioni agricole in particolare nelle aree ad “alto valore naturale”, in cui esistano specifici vincoli ambientali o caratterizzate da una elevata fragilità ambientale grazie ai ridotti input utilizzati, legati ad un regime di coltivazione prevalentemente biologico; migliorare l'occupazione rurale grazie all'elevato valore aggiunto delle produzioni, caratterizzate generalmente da un alto utilizzo di manodopera ed in grado di offrire sbocchi occupazionali attraverso la permanenza nel mercato di aziende altrimenti non competitive, nei confronti di realtà estere caratterizzate da un basso costo della manodopera; fornire materiale per l'ottenimento di prodotti innovativi basati su utilizzazioni non consuete dei diversi prodotti, migliorando la multifunzionalità dei sistemi aziendali soprattutto in aziende di ridotte dimensioni operanti nei mercati locali; valorizzare il patrimonio rurale di un determinato territorio attraverso il mantenimento degli aspetti storico e culturali legati a tali prodotti ed in grado di caratterizzare la promozione anche turistica di una determinata area. Una attività di valorizzazione di varietà e razze locali, non può prescindere da una efficace conservazione ex situ a medio-lungo periodo di tali risorse, in grado di garantirne un corretto mantenimento anche in caso di situazioni non ottimali di conservazione in situ operata da “agricoltori custodi”. La modalità in situ / ex situ deve essere pertanto considerata un unico sistema integrato di conservazione, in cui le diverse strategie devono agire in modo complementare e coordinato. Nella Regione del Veneto operano diversi soggetti impegnati nella conservazione della biodiversità agraria vegetale ed animale ed in particolare due Istituti di ricerca quali l'Istituto “N. Strampelli” di Lonigo (VI) di proprietà della Provincia di Vicenza e l'Istituto Sperimentale di Frutticoltura / Centro Sperimentale per la Vitivinicoltura di S. Floriano (VR) della Provincia di Verona. In tali Istituti è conservata una quota importante della biodiversità vegetale presente in Regione, in particolare per quanto riguarda i cereali ed alcune specie arboree quali vite, ciliegio, melo, pero ed olivo con più di 700 accessioni in conservazione di cui circa 600 presso l'Istituto “N. Strampelli”. Il mantenimento di tale patrimonio a causa sia dell'incertezza politica che stanno vivendo le Province, sia per le continue riduzioni operate nei bilanci da parte delle rispettive amministrazioni dovuta ad una loro limitata competenza in tale ambito, è oggi a rischio per quei materiali non presenti in altre collezioni. Diventa pertanto difficile operare una valorizzazione delle risorse genetiche locali, in assenza di un efficace e sostenibile sistema di conservazione, in particolare per quelle specie di più difficile mantenimento come quelle arboree. Riteniamo pertanto necessario verificare la possibilità dell'inserimento nel prossimo Piano di Sviluppo Rurale, di una misura specifica legata al supporto di un sistema di conservazione ex situ, per l'intero patrimonio legato alle razze e varietà locali conservate in regione. E' da rilevare come nell'attuale P.S.R. sia attiva la misura 214H – Rete Regionale della Biodiversità in grado di garantire il mantenimento solamente di una piccola parte delle specie e varietà conservate in regione, in particolare per il settore vegetale. Per tale misura, ad esempio, deve essere considerato prioritario l'aumento delle specie e delle varietà / razze ammissibili a contributo. Si auspica che quest'ultimo punto possa essere gestito attraverso un sistema “flessibile” di identificazione delle varietà a rischio di erosione genetica in grado di tener conto delle mutate esigenze che possono intercorrere nel tempo. Inoltre, la valorizzazione e la diffusione di produzioni di nicchia come quelle legate a tali varietà, ha spesso come elemento limitante, la scarsa produttività, la difficoltà di gestione delle singole produzioni attraverso lo stoccaggio e la separazione delle singole partite o la necessità di lavorazioni e trasformazioni dedicate e di piccole quantità. In tale ambito è auspicabile che il nuovo P.S.R. possa garantire il supporto alla promozione di specifici progetti di filiera di ridotte dimensioni, in grado di garantire elevati standard qualitativi di prodotto e aggregare i diversi soggetti operanti nel settore.
23/09/2013 - ANPA ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRODUTTORI AGRICOLI - Stato: Pubblicata
vedasi osservazione presentata su fabbisogno 1 Anpa Veneto
23/09/2013 - ANPA ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRODUTTORI AGRICOLI - Stato: Pubblicata
vedasi osservazione presentata su fabbisogno 1, ovvero vanno mantenute le misure di sostegno per le razze in via di estinzione dell'attuale PSR. Va inoltre prevista la possibilità per gli allevatori di aumentare annualmente i capi allevati e richiesti a contributo, in quanto come oggi non possibile e Ciò sminuisce la possibilità di incoraggiare l'incremento dei capi di razze in via di estinzione. L'allevatore volendo incrementare ma non potendo aumentare il contributo ottenuto al primo anno impegno, non aumenta i capi delle razze. Anpa Veneto
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Con riferimento a: "Valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura. Valorizzazione delle risorse genetiche in agricoltura, basata sul sistema di allevatori e agricoltori “custodi” che operano per la conservazione in situ delle razze animali e varietà vegetali a rischio di estinzione ed erosione genetica presenti nel territorio e sulla rete regionale della biodiversità agraria finalizzata alla raccolta, conservazione, caratterizzazione e valorizzazione delle risorse genetiche locali (F6F7 / D15D16 / O21O22)": è un concetto interessante, ma non pare in sintonia con la conservazione degli ecosistemi, enunciata nel titolo del punto 4.

Proposte di fabbisogni dai Partner

Fabbisogni fin qui pervenuti:

12/09/2013 - FEDERAZIONE REGIONALE COLTIVATORI DIRETTI - Stato: Pubblicata
In particolare nelle aree di montagna e pedemontane, si assiste ad un consistente abbandono dei prati e pascoli. Infatti, il confronto tra censimenti 2010 e 2000 dimostra come i due terzi della riduzione della SAU (-41.304 ettari) siano da riferire all’abbandono delle superfici foraggere di montagna (-31.149 ettari concentrati nelle provincie di Vicenza, Belluno, Treviso e Verona). Le superfici a seminativo si sono ridotte di 11.015 ettari in particolare nelle provincie di Vicenza, Treviso e Venezia interessate, tra l’altro, da un’intensa infrastrutturazione. Occorre pertanto focalizzare l’attenzione sulle azioni che consentono di presidiare questi ambiti della montagna e della fascia pedemontana che svolgono funzioni ambientali imprescindibili legate alla biodiversità e alla difesa idrogeologica. Ad esse si affiancano funzioni economiche e sociali che per brevità non citiamo ma che risultano immediatamente riconoscibili. Per la rilevanza ambientale che rivestono, analoghe misure vanno previste per i prati stabili di pianura. Per la montagna occorre valutare la possibilità di concentrare gli interventi per le superfici foraggere su poche azioni gestibili dal punto di vista pratico dagli agricoltori. Inoltre, vista l’ampia diffusione di aree Natura 2000 nella montagna veneta, vanno valutate attentamente le ricadute della misure di conservazione prevedendo, quando necessario, adeguate compensazioni economiche per i vincoli che verranno introdotti. In pianura, oltre alla conservazione dei prati stabili, vanno previste azioni che favoriscono la realizzazione di nuovi investimenti a carattere ambientale rappresentate dalle siepi/fasce tampone, nonché il loro mantenimento. Infatti, rispetto alle formazioni lineari, c’è la necessità di accompagnamento del grenning con investimenti non produttivi finalizzati all’incremento della nuove formazioni. Infine, per quanto riguarda le misure di gestione forestale, vanno incentivate forme attive di gestione non limitate alla sola componente naturalistica, ma allargate alla funzione produttiva dei boschi.
16/09/2013 - ENTE PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI - Stato: Pubblicata
Dal 2000 al 2010 le superficie prative si sono ridotte del 19 %. Gli ambienti di prateria sono di fondamentale importanza per la conservazione della biodiversità, perché ospitano specie animali e vegetali peculiari, spesso inserite nelle liste rosse e/o negli allegati alle Direttive dell’Unione Europea. A puro titolo di esempio si possono citare il Re di quaglie (Crex crex) (in Allegato I della Direttva Uccelli) o il Gladiolo palustre (Gladiolus palustris) (in Allegato II della Direttiva Habitat). Tra i fabbisogni per la conservazione della biodiversità e la salvaguardia dela qualità ecologica del territorio rurale appare quindi opportuno inserire, accanto al già presente “mantenimento dei sistemi prativi e pascolivi” ancora attivi, anche specifiche azioni per il recupero dei sistemi prativi e pascolivi abbandonati.
18/09/2013 - LIPU - LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI - Stato: Pubblicata
- La Regione Veneto in termini ambientali, è caratterizzata da una situazione di urbanizzazione diffusa che spesso non permette la distinzione tra aree agricole, aree urbane e periurbane. Quindi essendoci un’interconnessione spinta tra l’ambiente agricolo e quello urbano, prevedere ed individuare misure specifiche orientate ad enti pubblici e amministrazioni locali (oppure misure che prevedano la loro collaborazione con le aziende agricole), finalizzate al ripristino di condizioni di seminaturalità e/o al contenimento della frammentazione sia di habitat naturali sia di ambienti già compromessi, nell’ottica di una gestione del territorio sostenibile (realizzabile, equo e vivibile), per supportare la salvaguardia ed un possibile aumento di biodiversità in agricoltura.
19/09/2013 - GAL ALTO BELLUNESE - RAPPRESENTANTE DEI GAL DI MONTAGNA - - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P4.1-F.01 e considerata la complessità dell'attuazione dei Piani di Gestione Natura 2000, si chiede di prevedere un apposito riconoscimento all'importanza di attuare i Piani di Gestione dei Siti Natura 2000 e di implementare le misure di indennità compensativa per le imprese che operano in queste aree. Data l'importanza del tema, è auspicabile che l’approccio sia volto al massimo pragmatismo. Per esempio, i Piani di Gestione potrebbero essere tradotti in “formati” facilmente consultabili, a loro volta corredati di un significativo paniere di misure “tipo” maggiormente rappresentative all’interno dei diversi Piani di Gestione del Veneto, e debitamente approfondite e quantificate in termini di indennizzo. Infine, l'indennizzo non dovrebbe essere più legato ai mancati redditi/costi aggiuntivi quanto piuttosto alla remunerazione dei servizi pubblici ed ambientali svolti. Il valore della Rete Natura 2000 per il territorio montano implica l'attuazione di un approccio multifondo (Obiettivo tematico 3, 6) nonché progettualità in sinergia con la priorità 6 del FEASR (vd. Osservazioni al punto P6.2-F.1).
19/09/2013 - UNIONE NAZIONALE COMUNI COMUNITA' ENTI MONTANI - DELEGAZIONE REGIONALE DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Data la premessa al punto P4.1-F.01 e considerata la complessità dell'attuazione dei Piani di Gestione Natura 2000, si chiede di prevedere un apposito riconoscimento all'importanza di attuare i Piani di Gestione dei Siti Natura 2000 e di implementare le misure di indennità compensativa per le imprese che operano in queste aree. Data l'importanza del tema, è auspicabile che l’approccio sia volto al massimo pragmatismo. Per esempio, i Piani di Gestione potrebbero essere tradotti in “formati” facilmente consultabili, a loro volta corredati di un significativo paniere di misure “tipo” maggiormente rappresentative all’interno dei diversi Piani di Gestione del Veneto, e debitamente approfondite e quantificate in termini di indennizzo. Infine, l'indennizzo non dovrebbe essere più legato ai mancati redditi/costi aggiuntivi quanto piuttosto alla remunerazione dei servizi pubblici ed ambientali svolti. Il valore della Rete Natura 2000 per il territorio montano implica l'attuazione di un approccio multifondo (Obiettivo tematico 3, 6) nonché progettualità in sinergia con la priorità 6 del FEASR (vd. Osservazioni al punto P6.2-F.1).
20/09/2013 - AZIENDA REGIONALE VENETO AGRICOLTURA - Stato: Pubblicata
Facendo riferimento al “Fabbisogno di scenario 1 – Comunicazione informazione, formazione consulenza” (non codificato nel sistema online) si suggerisce di aggiungere alla fine del paragrafo la frase “informando altresì gli operatori di vincoli ed opportunità conseguenti alla gestione di superfici interessate dalla presenza di habitat e specie di interesse comunitario” La frase non è una considerazione generica ma va al cuore delle principali cause di perdita (o di non conservazione) della biodiversità. I proprietari di terreni in aree sic/zps ad oggi non conoscono le conseguenze normative di una sostituzione di habitat. Ad essi le istituzioni dovrebbero dedicare un lavoro preliminare all’adozione di misure: visto che la cartografia degli habitat c’è ed il catasto pure, i proprietari dovrebbero essere avvisati dei vincoli esistenti sui loro terreni e del contributo che invece possono percepire per la conservazione attiva. Di fondamentale importanza dovrà poi essere la costituzione di poli tematici di conoscenza (viticolo, ortofrutticolo, ecc.) dai quali attingere le informazioni e le logiche di soluzione/aggressione ai problemi emergenti anche attraverso azioni di sperimentazione che permettano il coinvolgimento diretto e l'aumento di conoscenza e consapevolezza dei produttori.
20/09/2013 - CISL SEGRETERIA REGIONALE - Stato: Pubblicata
Con particolare riferimento al fabbisogno 3 “Mantenimento dell'equilibrio funzionale negli ecosistemi forestali” si ritiene opportuno che ad accedere a tutte le possibilità di finanziamento siano tutti i soggetti che abitualmente e con competenza contribuiscono alla cura e alla tutela dell’ambiente. Il riferimento specifico è al sistema dei Servizi Forestali regionali che non accedono, ad oggi, ad alcun finanziamento riconducibile al PSR. Non si intravvedono i motivi di una tale assenza che con tutta probabilità deriva da questioni tecniche di rendicontazione sulle quali si potrebbe facilmente e opportunamente intervenire.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Conservazione dei paesaggi agrari storici. In considerazione della ricchezza storica dei paesaggi agari del Veneto opportunamente sottolineata nella analisi di contesto, e in considerazione delle indicazioni della normativa nazionale e degli strumenti di pianificazione paesaggistica regionale, si propone di dedicare a questo argomento un fabbisogno specifico, articolabile come segue: costruzione di un inventario ragionato dei paesaggi rurali/agrari storici del Veneto e dei loro frammenti superstiti (piantate di vite e altre colture promiscue, terrazzamenti, cavini, ecc.), sulla base del quale organizzare attività di conservazione attiva. Una grande importanza va data alla identificazione e alla protezione degli elementi isolati. Sono poi necessari: la compensazione dello svantaggio economico derivante alle aziende agricole dalla loro conservazione; il recupero e la disseminazione delle tecniche colturali storiche atte a conservarli; la promozione di ricerche su colture e tecniche colturali moderne, compatibili con la conservazione dei caratteri di ciascun paesaggio storico.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Sistema regionale di monitoraggio delle trasformazioni dei paesaggi agrari. Costruzione di un sistema stabile di monitoraggio delle trasformazioni dei paesaggi agrari del Veneto di pianura, collina e montagna, sia endogene, sia generate dalle politiche agricole.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Formazione degli operatori alla qualità del paesaggio agrario. La qualità del paesaggio agrario è un elemento determinante per il successo economico di un territorio e per il suo benessere sociale. Sono necessarie attività di formazione specifica per gli oeratori del settore (agricoltori, terzisti, consulenti) sulle tecniche colturali più rispettose della qualità del paesaggio agrario.
20/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
In base ad osservazioni dirette, negli ultimi anni si rilevano alcuni primi segnali di una ripresa dei seminativi in montagna (orzo, ortaggi, frutteti e vigneti, varietà tardive), sui versanti in prossimità dei centri abitati. I nuovi seminativi vanno generalmente ad occupare ex coltivi poi trasformati in prato nel corso del novecento (esempi in Cadore, Comelico e Agordino). Il fenomeno, per ora del tutto marginale in termini quantitativi, è interessante in quanto costruisce un nuovo paesaggio complesso, che presenta forti analogie con quelli del passato. Tuttavia esso potrebbe, alla lunga, generare un conflitto con l'uso dei prati da parte delle attività zootecniche. È dunque necessaria una attività ricognitiva che permetta di approfondire la conoscenza del fenomeno. Si propone pertanto il seguente fabbisogno: "Monitoraggio dei seminativi di montagna" (tema: AGRICOLTURA DI MONTAGNA). Monitoraggio dell’espansione dei seminativi di montagna a spese dei prati, per prevenire e gestire eventuali futuri conflitti con le attività zootecniche e promuovere possibili sinergie tra allevamento e agricoltura (ad esempio scambio dei sottoprodotti). L'espansione dei seminativi potrebbe essere incoraggiata ove opportuno, a patto di compensarla con il recupero a fini produttivi di prati e pascoli abbandonati.
22/09/2013 - CRA - CENTRO DI RICERCA PER LA VITICOLTURA - Stato: Pubblicata
Il mantenimento dell’importante patrimonio di germoplasma vegetale e animale di interesse regionale e che viene attualmente conservato a cura delle strutture del CRA con sede nella Regione Veneto (CRA-VIT e CRA-API) non sempre trova fonti adeguate di finanziamento. Considerata l'alta potenzialità di ricadute in termini di innovazione di queste risorse della nostra regione, bisognerebbe trovare un modo di incentivarne la conservazione e valorizzazione per i fabbisogni di innovazione del prossimo PSR 2014-2020.
23/09/2013 - ASSOCIAZIONE VENETA PRODUTTORI BIOLOGICI A.Ve.Pro.Bi. - RAPPRESENTANTE ASSOCIAZIONI VENETE DEI PRO - Stato: Pubblicata
SOSTEGNO ALLE PICCOLE FILIERE: Le aziende biologiche e biodinamiche di dimensioni medio piccole che operano nel territorio veneto, stanno dimostrando in questi anni una notevole vitalità ed una capacità di fronteggiare situazioni di estrema difficoltà economica legata a costi di gestione sempre più pesanti e ad una sempre maggiore competitività che la globalizzazione dei mercati impone. Questa dinamicità delle aziende deve essere oggetto di attenzione da parte delle istituzioni pubbliche e quindi della Regione; in particolar modo non si chiedono interventi diretti sulle produzioni agricole, ma piuttosto un'attenzione ai modelli organizzativi, strutturali , agronomici che stanno caratterizzando una progressiva evoluzione di queste aziende. (Ad esempio, l'aggregazione di poche e piccole aziende per l'acquisto di semplici macchinari per la trasformazione dei prodotti ,da condividere nel tempo e nello spazio, si inserisce in queste nuove esigenze). In questo senso riteniamo che assuma una importanza strategica l’attenzione diretta a promuovere filiere integrate di medio e piccole dimensioni , (società, cooperative, associazioni) che abbiano come scopo e obiettivo concreto la tutela, la conservazione la lavorazione e la promozione di prodotti che siano espressione del nostro territorio , sia dal punto di vista storico culturale che dal punto di vista della biodiversità coltivata e allevata e dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Si rende pertanto necessario il riconoscimento di quegli agricoltori che hanno posto alla base della loro attività economica una chiara attenzione al mantenimento e gestione del territorio utilizzando pratiche agricole che esulano dai rischi di impatto idrogeologico , oltre che immettere nel mercato produzioni sicure dal punto di vista nutrizionale .
24/09/2013 - CONFAGRICOLTURA VENETO - Stato: Pubblicata
Precisazioni al rapporto di analisi priorità 4 e 5: - Pag. 29 qualità delle acque: manca qualsiasi riferimento alla qualità ecologica dei corpi idrici del Veneto, c’è solo lo stato chimico - Pag. 36 figura 3.8: in merito alla distribuzione territoriale dei carichi di bestiame sono da considerare i dati elaborati in sede di Programma d’Azione – rapporto ambientale VAS. Vanno infatti considerate tutte le fattispecie di produzione di effluenti che non comportano un utilizzo agronomico, che nel caso del Veneto sono considerevoli soprattutto per il carico avicolo e bovino - Pag. 43 Istogramma fig. 4.1: è fuorviante perché evidenzia un quantitativo di carbonio organico superiore al 2% per tutta l’area veneta. Se così fosse non ci sarebbe più bisogno di azioni per integrare la sostanza organica. E’ invece necessario distinguere tra montagna collina e pianura. Fare emergere che in pianura il carbonio organico è pari al 1% circa. - Pag. 51 Fig. 4.8: specificare che i casi di criticità sulla concentrazione del sale nei terreni si riferisce esclusivamente alla classe 3 e 4 e ai colori fucsia e viola
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
A riguardo dell'Analisi SWOT della Focus Area 4a si evidenziano le seguenti considerazioni: - punto di forza: Presenza di agricoltori part time che spesso mantengono apprezzabili sistemi di prati aridi, altrimenti destinati all’abbandono (es. ZPS Versante Sud delle Dolomiti Feltrine BL); - punti di debolezza: completa assenza di finanziamenti specifici direttamente finalizzati all’attuazione delle Direttive Habitat e Uccelli; assoluta inedia nel processo di adozione e approvazione dei Piani di gestione delle aree ZPS, già redatti e nei cassetti degli uffici regionali; depotenziamento della pianificazione forestale; in particolare, assenza di finanziamenti per tale attività.
24/09/2013 - FEDERAZIONE DEGLI ORDINI PROVINCIALI DEI DOTTORI AGRONOMI E DOTTORI FORESTALI DEL VENETO - Stato: Pubblicata
Attivazione di un regime di attenzione alle aree Natura 2000 mediante premialità ed alle aree collinari meritevoli in quanto Aree ad Alta Naturalità, per queste ultime attivare un rigoroso sistema di individuazione delle stesse che superi le classificazioni ad ampia scala finora utilizzate; premialità delle buone pratiche di getione sostenibile delle aree vitate collinari (e non) specie in zone SIC con introduzione di specie erbacee autoctone negli interfilari con finalità sia idrogeologiche che di lotta biologica (promozione deagli antagonisti); attivazione di un sistema di premialità significativa per la creazione ed il mantenimento di aree inerbite e/o arbustate lungo i corsi d'acqua nonché delle buone pratiche di mantenimento della vegetazione spondale (c.f.r. i numerosi manuali di gestione dei corsi d'acqua).
24/09/2013 - COPAGRI REGIONALE VENETO - Stato: Pubblicata
Creazione di aree di rinverdimento o di mitigazione in vicinanza di centri abitati e di strade. L’interconnessione sempre più forte tra coltivazioni agricole e aree urbane richiede interventi concreti per creare degli spazi (fasce a prato, siepi, ecc.) che migliorino la componente paesaggistica e riducano la crescente conflittualità.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Integrazione delle aree di produzione agricola con la rete ecologica regionale. In questi ultimi anni è cresciuta l'attenzione per le aree agricole all'interno dei parchi e dei siti di importanza naturalistica (cfr. dibattito sull'individuazione e gestione di "Aree agricole ad alto valore naturale"), mentre minore risalto è stato dato al ruolo che le aree agricole possono avere per il potenziamento della rete ecologica o, viceversa, come fattore di disturbo della rete stessa fuori dalle aree protette e nei paesaggi di scarsa qualità. Si ritiene che entrambi gli aspetti vadano presi in considerazione attraverso: la promozione del mantenimento/potenziamento di coltivazioni agrarie che possano contribuire alla connettività ecologica in aree di maggiore criticità; la promozione di progetti finalizzati all'inserimento di elementi di discontinuità (alberi, fasce a prato, ecc.) nelle aree agricole maggiormente artificializzate.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
Agricoltori in aree UNESCO. In analogia con le richieste di riconoscimento anche economico alle aziende che operano nelle aree Natura 2000 contribuendo alla conservazione di habitat prioritari, si suggerisce un analogo riconoscimento alle aziende agricole che operino nelle aree classificate patrimonio dell'umanità in ragione dell'eccezionalità del paesaggio (criteri III, IV, VII, come ad esempio Dolomiti Unesco, Laguna di Venezia), contribuendo alla conservazione del loro valore universale.
24/09/2013 - UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA - Stato: Pubblicata
"Agricoltori in aree UNESCO". In analogia con le richieste di riconoscimento anche economico alle aziende che operano nelle aree Natura 2000 contribuendo alla conservazione di habitat prioritari, si suggerisce un analogo riconoscimento alle aziende agricole che operino nelle aree classificate patrimonio dell'umanità in ragione dell'eccezionalità del paesaggio (criteri Unesco IV, V, VII: ad esempio Dolomiti Unesco, Laguna di Venezia), contribuendo alla conservazione del loro valore universale.